Recensioni

Una mezz’ora spesa tra certi Velvet Underground puliti e fuori contesto (Way Out), frammenti pop di Fifties americani (Your Lies), i Doors più brechtiani (Not You), qualche parentesi folk à la Le-Li (Hitch), divertissement strumentali senza pretese (Afternoon Here, Close) e cover plausibili (i dEUS di Nine Threads). La scrittura di Mara Luzietti – ravennate all’esordio – per quanto minimale e, a suo modo, solitaria, regge il peso delle aspirazioni sciorinando un pop-folk da cameretta asciutto nella strumentazione, ma comunicativo come non crederesti possibile. Il tutto grazie anche a una voce ancora un po’ timida – o forse dovremmo dire algida – ma adattissima a far da battitrice libera in mezzo a bozzetti musicali da un paio di minuti o poco più.
La formula scelta per Dots qualche naso lo farà storcere, anche solo per il fatto di rappresentare un modello estetico decisamente inflazionato. Eppure c’è una certa freschezza nelle nove tracce della tracklist che non sai bene a cosa ricondurre: se alle inquadrature effettivamente sghembe della Luzietti o al buon lavoro di arrangiamento e produzione di Francesco Giampaoli (Sacri Cuori, Classica Orchestra Afrobeat, Quartetto Klez, Sur). Probabilmente a entrambe le cose, fatto salvo che Dots rimane comunque un buon modo per iniziare un percorso discografico che, con la dovuta costanza e un po’ di coraggio in più, potrebbe rivelarsi decisamente intrigante.
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