Recensioni

Essere partner nella vita e nella musica può rappresentare realmente una carta in più: è il caso del duo americano Mandolin Orange, al secolo Andrew Marlin ed Emily Frantz, provenienti dalla Carolina del Nord ma con un feeling particolare che li ricollega al Sud. Such Jubilee è il loro quarto album e segue quel This Side Of Jordan che li ha portati a guadagnare le attenzioni di NPR e a suonare anche al Newport Folk Festival.
L’impianto sonoro è tanto semplice quanto ispirato, complice l’efficacia della scrittura e le melodie perfettamente armonizzate: chitarre acustiche, banjo e mandolino con l’aggiunta di violini. Null’altro, una produzione pulitissima che mette in primo piano le canzoni, dieci, così oneste e impattanti nella loro sobrietà. Il folk, il bluegrass e ancora il country e la ruralità del gospel: siamo nel cuore delle radici americane, delle feste nell’aia, dei campi e di un’epoca tanto lontana eppure così in voga negli ultimi tempi.
Se è vero che il revival del folk e delle roots non sempre porta a prodotti credibili, in questo caso possiamo dire che il bagaglio creativo ed emozionale si assesta su livelli molto alti: tra riferimenti a Gillian Welch, Ryan Adams (Little Worlds), The Avett Brothers (l’opening track Old Ties And Companions) e The Autumn Defense (From Now On, dove spicca un piano Rhodes) emergono le ballate come That Wrecking Ball e il folk purissimo di Blue Ruin. I Mandolin Orange portano all’apice di grazia un genere di cui ultimamente si è abusato e l’ascolto di questo Such Jubilee suona quasi come un caldo ritorno a casa dopo tanta nostalgia.
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