Recensioni

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Viene difficile credere, ascoltando il terzo lavoro dei Malesh (i polistrumentisti romani Pablo Monterisi, titolare del progetto dal 2020, e Martino Petrella), che sia frutto di una serie di improvvisazioni. I 44 minuti di To The Cloud-Cuckoo Land Of Color Wheels, scaturiti da session ispirate da paesaggi e luoghi della Tuscia, sono così accuratamente stratificati e costruiti da non poter sembrare che l’esito di un disegno estetico/espressivo ben preciso, che vede musica e paesaggio fondersi insieme in un viaggio immaginifico, ricco, avventuroso e cangiante.

Entrambi i musicisti si sono cimentati in un largo numero di strumenti, a corda e non, unendo elettricità e tessiture acustiche (oltre ai tradizionali, l’arsenale comprende oud, mandolino e balalaika), dando così vita a nove quadri atmosferici ispirati dal mondo etrusco, dove melodie e trame si incastrano come tessere di un domino in una sorta di psichedelia ancestrale e multiforme.

Un flusso sonoro in cui temi e motivi da soundtrack (da certe suggestioni mediterranee di Bruno Nicolai al folk celtico e primitivo di The Wicker Man, passando per flauti che accennano Torna a Surriento), droni, found sounds, crescendo, pause, momenti apocalittici (l’industrial di Erasering) e liberatori (la festa pagana di Hay Bale Hymn) si alternano e susseguono all’insegna di un massimalismo sonoro che attinge magicamente dalle fonti sonore più disparate, dai Cardiacs (da cui discendono chiaramente le dissonanze armoniche di In Wanton Arethusa’s Azur’d Armes) ai Beach Boys di Pet Sounds (filtrati dai Fleet Foxes, vedi Old New Sun) fino agli Swans (Archimandrite’s Cantharus).

Come già i due album dei Neoprimitivi (di cui Petrella è parte), un ulteriore tassello nel panorama della nuova psichedelia contemporanea, per un altro progetto da tenere assolutamente d’occhio.

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