Recensioni

7.5

Nonostante il suo ruolo di pioniere della scena elettronica britannica dei primi anni ’90 – anche assieme al più celebrato Richard D. James, con il quale ha anche collaborato – Mike Paradinas non ha mai raggiunto la popolarità che indubbiamente avrebbe meritato. Mantenendo un profilo relativamente basso unito ad una costante temerarietà creativa, il produttore e label owner ha potuto però continuare a lavorare in massima libertà, adottando innumerevoli pseudonimi e abiti musicali, e con la fondazione della label Planet Mu, spingendo ancora di più confini dell’elettronica “club oriented”e diventando – nel corso degli ultimi trent’anni – di fatto ambasciatore di generi strettamente underground quali breakcore e footwork.

Questo non gli ha impedito comunque di realizzare lavori discografici più personali e introspettivi, come è il caso del carattere autobiografico di questo 1979, realizzato sotto lo pseudonimo di µ-Ziq (quello che lo ha anche lanciato), e pubblicato dalla label catalana Balmat a due anni di distanza dal precedente 1977. Prendendo le mosse da una visita da lui compiuta nelle città spagnole di Ávila e Majadahona, da cui la propria famiglia proviene, Paradinas abbandona i territori ritmici ai quali ci ha abituati per abbandonarsi al fiume della memoria, lasciando che sia la sua vena più atmosferica e melodica a guidarne l’ispirazione.

Quello che a primo ascolto può risultare uno dei lavori più vicini alla ambient music più tradizionalmente intesa mai realizzati dal produttore, riserva più di una inaspettata sorpresa. A cominciare da Houzz 14, uno dei due singoli apripista, irresistibilmente efficace ed euforico “floorfiller” come non se ne ascoltavano da tempo. La declinazione della “musica per ambienti” che Paradinas inoltre adotta non è mai pedissequa e pigra, giocando con luci ed ombre sonore (in Majadahonda At Dawn), introducendo dissonanze dall’effetto altamente drammatico (in Pulsar), senza mai rinunciare a una certa dinamicità ritmica, come nel caso della downtempo di Floatation.

Se ad un ascolto distratto questo 1979 può sembrare una semplice nota a margine all’interno di una discografia ricchissima di piccole pietre miliari dell’elettronica degli ultimi quarant’anni, una maggiore attenzione al carattere emotivo della sua genesi ne rivela l’introversa, contemplativa e vagamente nostalgica bellezza.

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