Recensioni

Dopo un’impeccabile produzione con tanto di ospiti di lusso (Convivial, Humme), Sasu Ripatti sembrava aver cristallizzato il sound di Luomo su un’elegante e istituzionale house basata su un’idea di songwriting dance di lungo corso.
Con Plus le cose prendono una strada diversa e inaspettata: Ripatti dissotterra le passioni wave e electro di The Present Lover, ritorna padrone dell’intero set cantato, mastica le lingue retrologiche che sono di gran lunga le più parlate dalla frangia più fresca della house (quella del professionale rigore d'oltreoceano, quindi Azari & III, Hercules & Love Affair, Deniz Kurtel e la Crosstown Rebels in generale) e innesta un’effervescente effettistica di rimbotto nu-disco. Una tracklist che vede bene l'oggi, dotata di singoli efficaci (il techno-pop Good Stuff, taglio dance d'ascolto sulla scia di Apparat) e determinazione d'impronta moderna (Immaculate Motive, che vede tanto il Canada degli Junior Boys quanto la Berlino di Ellen Allien). Un bel rinnovamento che nello stesso tempo passa disinvolto lungo una pletora di coordinate storicizzate, tra devoti vintagismi Chicago per code nu-disco (How You Look), incursioni acid (le teporose visioni "Can You Feel It" di Medley Through) e deep (la soulfulness melanconica di Make My Day che fa tanto Robert Owens), o ancora tagli black sotto E firmati Frankie Knuckles (Form In Void).
Le visioni romantiche di Derrick May e quelle tubolari dei Phuture s’avvitano dunque in lunghe suite dal piglio cosmico e psichedelico: in pratica è la space scandinava (Lindstrøm e Prins Thomas passando per la serietà disco di Massimiliano Pagliara) che ritorna a ragionare su fondamenti Bjørn Torske e early house. Non solo, Luomo trova il punto ideale nel quale inserirsi nel presente/passato attraverso un doppio incastro di grigiastri umori chic debitori del synth pop britannico inizio Ottanta (tra Cabaret Voltaire e Pet Shop Boys) circuitati da calde sonorità fine decade della windy city. Esperienza e nuova linfa per Luomo, mai così giovane.
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