Recensioni

6.3

Non si può mai prendere sottogamba Luke Vibert, anche quando, tutto sommato, non stupisce più e gioca di esperienza come in questo Ridmik, atteso ritorno di uno dei nomi cardine dell’elettronica degli ultimi vent’anni. L’amicone di Aphex Twin, con il quale condivide le origini Cornish, la militanza nello squadrone Warp e il senso dell’humor (anche se su versanti opposti, con Vibert più leggero e sorridente e Richard D. James più tagliente e sulfureo), ha negli ultimi anni diradato le produzioni: l’ultima uscita sulla lunga distanza firmata con nome e cognome, l’ottovolante hip hop acid di We Hear You, è datata 2009. Le sue più recenti fatiche (il piacevolissimo Toomorrow a nome Wagon Christ, il 12″ disco-funky Kerrier District 3, la collezione di lost tracks drum & bass dei ruggenti anni novanta Back On Time pubblicata sotto lo storico moniker Plug, il volume 3 della compilation di pepite cosmic Luke Vibert’s Nuggets) ne confermano comunque l’estrosa creatività e l’alimentazione onnivora.

Pubblicato dall’eclettica label Hypercolour, Ridmik è incentrato sui suoni analogici, e in particolare sulle linee pastose e squelchy della mitica Roland TB-303, macchina di cui Vibert è indiscutibile virtuoso. Dici 303 e pensi subito acid house, ma qui Chicago è solo uno dei tanti luoghi della memoria mostrati dalle undici diapositive che compongono l’album. Certo, stiamo parlando del tale che nel 2003 ha firmato uno dei più citati omaggi diretti a quel mondo (“I love Acid for the way it makes me move / I love Acid it’s the sound you can’t improve (…)  I love Acid TB-303 romance / I love Acid it’ll put you in a trance”), ma l’album è assolutamente svincolato dai generi, per una ri-esplorazione di tecnologie ormai vintage ma ancora con possibilità inespresse. Poca nostalgia comunque, e molto savoir-faire. Il controllo sul mezzo è disarmante, al punto tale da subodorare in certi momenti l’uso del pilota automatico. Con la title track subito si svela il gioco: non interessa il rigore filo-analogico (la cowbell sintetica della 808 è campionata e trattata digitalmente), ma il puro gioco di riflessi. La sincopata Stabs Of Regrets e le triplette di Six Eight ci portano nelle atmosfere scanzonate delle graphic adventures di Leisure Suit Larry (territorio ora battuto, ma in maniera più ricca, anche da Todd Terje nel suo coevo primo album): l’epitome è Acage, dallo swingante e kitschtronico incedere in levare. In Acid Jacker la 303 torna a fare quello per cui era nata: la linea di basso pastosa e instabile. Acrobot è un ritorno sbilenco alle origini electro-funky-house, con finale a sorpresa. Overstand Me e cs303 sono demo perfette per mostrare le funzioni di accento e portamento della box Roland. La linea di Proper Gander sta al sequencer come l’arpeggio di Stairway To Heaven alla chitarra. Double Dipped Acid rimembra passati kraftwerkiani. Vortek riassume le tesi di fondo di un album impeccabile ma di maniera. Niente di nuovo sotto il sole della Cornovaglia, ma almeno non piove.

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