Recensioni

73

L’improvvisazione e la composizione elettroacustiche dell’ultima manciata di anni sono certamente fatte più di brani lunghi che brevi. Non è necessaria una statistica per dimostrarlo, è una questione più di approccio che di quantità. Si tende spesso a costruire suite narrative, con una variabilità interna “tracciabile” e percepibile. Fatto che rende più accessibili anche suoni più ostici, perché inseriti in un discorso.

Uscito a stretto giro con la seconda collaborazione con Francesco BrasiniIntersezioni di vortici, studi ritmici e false chimere diLuciano Maggiore, registrato tra la fine del 2011 e i primi mesi del 2012, percorre la strada opposta. Non ci sono lunghe composizioni ma dieci brevi bozzetti, che vanno dal minuto o poco più ai cinque abbondanti. In questo spazio-tempo, non è escluso il “dialogo interno” (come nella settima traccia), ma più spesso viene presentato, uno alla volta, un campionario di personaggi, che poi abbiamo l’impressione possano confluire in mille narrazioni future. O, il che è lo stesso, possono aprire a mondi narrativi nell’orecchio dell’ascoltatore (come quelli cinguettanti della quarta traccia, o quelli sottomarini della terza), senza che queste si realizzino su supporto discografico.

Intersezioni di vortici, studi ritmici e false chimere è un bestiario elettroacustico, fatto di modulazioni analogiche al sintetizzatore. Si gusta (specie in cuffia) la dinamica reciproca tra i canali, che Maggiore sul finale di qualche traccia non manca di sottolineare, ma anche lo spettro di timbri abbastanza ampio, che però esclude quasi sempre i bassi. Alcuni pungono come glitchismi, senza avere il tenore di un trick informatico ma difendendo la pasta analogica. Il bestiario ha una tenuta interna invidiabile, ed è – se considerato nella sequenza – una suite di cui sono apprezzabili rimandi, derive e ritorni.

Eppure ogni suono parla anzitutto di se stesso. Questo detto, siamo ancor più convinti che gli anni che viviamo siano sempre più diretti (non solo in elettroacustica, ma anche nell’elettronica) a concentrarsi sul Suono, sulla sua “presenza”, sull’identità che esso ha in sé e sulla centralità che riveste nella composizione e nell’effetto di fruizione. Immancabile sinergia tra creazione e produzione. In questo, l’elettroacustica – e il traghettamento interno che sta vivendo tra disinvoltura dei primi ’00 e “cura” maniacale odierna – è un laboratorio appassionante.

Amazon
SentireAscoltare

Ti potrebbe interessare

Le più lette