Recensioni

7.3

Nell’ostico panorama droning nazionale e internazionale si è assistito negli ultimi anni ad una fioritura di esperimenti e progetti, più o meno intelligibili e tollerabili, da far sembrare naturale parlare di textures, droning, elettroacustica e feedback anche in circuiti meno carbonari di quelli di solito appartenenti a certe manifestazioni sonore. Non è il caso di Chàsm Achanès, punto d’incontro tra due sperimentatori dell’area bolognese (quella che si muove tra il Raum e Sant’Andreadegliamplificatori) che prende a prestito il titolo da Parmenide per evidenziare il pozzo senza fondo di devastante e struggente forza.

Luciano Maggiore e Francesco “fuzz” Brasini, in collaborazione col tecnico del suono Mattia Dallara, architettano un lavoro ostico e dall’alto tasso creativo: un unico take da 35 e passa minuti, registrato in presa diretta all’Officina 49, che difficilmente supererà la soglia dei più devoti ascoltatori di musica sperimentale.

Ed è un peccato perché gli echi tombali e i riverberi spettrali dell’installazione sonoro-architettonica dei due (chitarre elettriche per Brasini, nastri e dispositivi elettronici per Maggiore, Dallara a supervisionare l’ambiente acustico) si distribuiscono nei fondali oscuri di drone magmatici e ambientazioni fantasmatiche, con un ciclico procedere che porta da subito l’ascoltatore all’abbandono al flusso e alla trascendenza. Un ininterrotto fluire per accumulazione e circolarità che, pur nella estrema pulizia della produzione, lascia il rammarico per non aver assistito alla sonorizzazione live. Lasciarsi avvolgere dalle volute di drones ascendenti sarebbe stata una esperienza non da poco.

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