Recensioni

Se nel 2014/2015 ci avessero chiesto quale sarebbe stata l’evoluzione di tutta quella elettronica radicale resa celebre da autori come James Ferraro, Daniel Lopatin, Arca e tanti altri, tra cui proprio Lotic, probabilmente nessuno di noi avrebbe avuto la capacità profetica di avvicinarsi alla realtà di oggi. Lopatin che fa colonne sonore per film con Robert Pattinson e Adam Sandler e collabora con The Weeknd ed Elizabeth Fraser; Sophie muore a 34 anni dopo aver collaborato con Madonna e Lady Gaga; Arca star ormai mondiale, ingaggiata per le pubblicità da marchi come Calvin Klein e Ray-Ban.
L’evoluzione di Lotic non è stata certo così illuminata dai riflettori del business musicale, ma è stata parimenti movimentata. Co-fondatrice nel 2012 del terremotante collettivo Janus, che ha scosso le serate berlinesi a furia di bassi potentissimi e rivendicazioni razziali e queer, dopo il mixtape DAMSEL in DISTRESS ha firmato i due violenti EP capolavoro Heterocetetra e Agitations, che gli hanno permesso di essere attenzionata da Björk, la quale l’ha coinvolta per dei remix del suo Vulnicura, oltre a farle aprire alcune date del tour. A tutto questo ha fatto seguito Power del 2018, il primo vero album, frutto di un periodo della sua vita piuttosto particolare sotto diverso aspetti (l’inaspettato sfratto che la buttò fuori da casa e l’inizio della sua transizione), ma che, almeno musicalmente, non mi ha mai convinto.
Il livello emozionale resta immutato, ma i suoni si fanno molto più pacati e gli argomenti trattati molto meno dirompenti (un brano è intitolato Resilience… ); non a caso si era addirittura parlato di un suo coinvolgimento nella colonna sonora del bruttissimo remake di Suspiria firmato da Luca Guadagnino. Il nuovo Water è addirittura più delicato. Si tratta di un album di canzoni a tutti gli effetti, il cui punto di riferimento sembra essere proprio Björk, magari virata verso trasfigurazioni leggermente più malsane che possono far pensare al Dean Blunt meno urbano o dare adito a fantasiose (neanche troppo) descrizioni come quelle nate dalle menti dei redattori di Boomkat: «…a sort of Klaus Nomi cabaret for the Berghain generation».
Il concept che sorregge l’album mi sembra piuttosto didascalico – l’acqua come metafora della non-linearità – e parrebbe rafforzare la teoria conceptronica di Reynolds su quel genere musicale di cui Lotic ha fatto parte e che ha contribuito a rendere ciò che è. Ma nonostante tutto, Power meriterebbe una ricezione diversa, simile a quella che prevede l’ascolto dell’invece bellissimo Magdalene di FKA twigs. Intendiamoci, brani come Emergency, Come unto me, Always you o A part sono bellissime canzoni d’amore, ma nulla di nuovo rispetto a quanto già fatto da Arca nei suoi ultimi lavori.
Per concludere: si ha voglia di ascoltare il disco d’autore di un’artista conosciuta e apprezzata per aver creato i suoni più disturbanti degli ultimi tempi? Forse sì, forse no. Probabilmente chi come me non aveva apprezzato Power di certo non amerà troppo neanche Water.
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