Recensioni

TOP
7.5

Menneskekollektivet, il debutto di Lost Girls, duo composto dai collaboratori di vecchia data Jenny Hval e Håvard Volden, si apre all’insegna di un demiurgico filosofare di reminiscenze postrutturaliste. «In the beginning, there is no word, and no ‘I’», canta Hval accingendosi a un lungo, semi-improvvisato spoken word ispirato alle interstellari note del sintetizzatore di Volden. Oltre a partecipare agli album e tour di Hval in qualità di polistrumentista, Volden con lei ha già pubblicato un EP a nome Lost Girls (Feeling, 2018) e l’album omonimo Nude on Sand (2012), un disco di viscoso folk in cui Hval esplorava con estrema libertà i limiti del corporeo, tema portante del suo exploit Innocence Is Kinky (2013). Situato a metà strada tra il club e il post-punk, Menneskekollektivet arriva a coronamento di un decennio di collaborazione e a testimonianza di un’indubbia alchimia tra i due artisti norvegesi, regalandoci una sintesi del pop filosofico di Hval e immortalandone le peculiarità mediante l’arte dell’improvvisazione.

In Menneskekollektivet (traduzione dal norvegese: “collettivo umano”), nessun tema, nessuna ossessione tipicamente hvaliani rimangono inesplorati: il rapporto tra parola e suono; le facoltà conoscitive del corpo; l’intrecciarsi di fatti e finzione; il significato dell’atto della scrittura. I temi di Hval da sempre evocano, più o meno indirettamente, il nesso tra femminismo e un decostruzionismo di stampo derridiano, un approccio intellettualizzante che l’artista da sempre rivendica con orgoglio («I’ve said it before and I’ll say again/I’m complex and intellectual», cantava nel brano Why This?) come il vero carburante dietro alle proprie ambizioni da pop star. In Menneskekollektivet, un album che, al contempo, ci presenta alcuni dei momenti più danzerecci e alcune delle elucubrazioni più dense della sua carriera, Hval continua a mettere in dubbio ogni certezza: credo religioso e altruismo nella title-track; il concetto di “opposizione” in Love, Lovers; l’efficacia di ogni processo comunicativo in Real Life. Interpellato in più di un’occasione, l’ascoltatore è soavemente invitato ad abbandonarsi ad apotropaici ritmi dance mentre Hval decostruisce ogni possibile appiglio a un presunto “principio di realtà”.

Eppure, di contro a chi ha visto nel crollo di ogni certezza e nello scetticismo del filosofare postmodernista l’origine di un mondo post-truth e degli “alternative facts” di Trump, Hval non manca di “militarizzare” i propri interrogativi a favore di una critica di stampo ideologico. Se già in Drive, dall’EP di Lost Girls Feeling, l’artista ci metteva in guardia, mettendo in discussione il suo ruolo di intrattenitrice («Isn’t that just manipulation?/ Am I just standing here doing exactly what/The big mainstream movies are doing?»), qui, nell’eccellente Carried By Invisible Bodies, ci presenta il potenziale suasivo della musica come un dato di fatto («I guess that’s why I’ve always been in music/ And I’ve enjoyed recording/Because there, there has been some kind of potential of, of/ How should I put it? Um It is somehow contagious/But in some way you’re not aware of»). Che il tutto venga accompagnato da un arrangiamento a metà strada tra oscura new age e la disco più fantascientifica di un Giorgio Moroder non può far altro che confermare le ipotesi della mattatrice filosofa.

È proprio qui che risiede il fascino di Menneskekollektivet: i peregrinanti spoken word di Hval, gli esilaranti cambi di registro del suo canto e le derive impressionistiche à la Kate Bush di The Dreaming (tutti rappresentati al meglio negli epici 15 minuti e 30 di Love, Lovers) vengono al contempo assecondati e travolti da un sound che da mellifluo si trasforma in esilarante nel giro di pochi secondi. La sensibilità pop di Jenny Hval, come sempre, coesiste pacificamente con il suo animo da radicale. In Real Life la chitarra elettrica di Volden fluttua senza sosta alla ricerca di una lisergica comunione con i sussurri di Hval. «Where we die we become paper», canta la Nostra prima che il tutto si dilegui in un field recording in cui spicca il suono di un registratore di cassa. L’inquietante realizzazione non potrebbe suonare più convincente.

Amazon
SentireAscoltare

Ti potrebbe interessare

Le più lette