Recensioni

Romano, classe 1981, Lorenzo Lambiase ha esordito nel 2009 con un La Cena in cui si immaginava una “cena ideale intesa come momento di condivisione, in cui le tematiche siano quelle del viaggio, del sogno, della città, dell'amore, del tempo, dello smarrimento”.
Dopo tre anni il musicista torna per l’etichetta Modern Life con Lupi e vergini, un disco il cui filo conduttore è, già dal titolo, quello della sincerità e della fragilità poste all’interno di una prospettiva universale dell’amore. Il tentativo pare quello di volersi mettere completamente a nudo attraverso undici canzoni che, pur cercando di muoversi in più direzioni – soprattutto elettronica e post-rock, ma non mancano neppure suggestioni psichedeliche -, finiscono per costruire un pop-rock cantautorale ben curato nella produzione, ma monocorde nella sostanza delle singole canzoni.
Non bastano gli arpeggi à la Bon Iver (si ascolti l’attacco di Perth) dell’iniziale Le mani né l’attacco in ipnosi electro della title-track per esaltare un lirismo che, nonostante le buone intenzioni, sembra forse un troppo scontato: è il caso del pop elettrificato di Sulla riva o dell’intro acoustic di Gospel. Brani, quelli citati, in cui il polistrumentista pecca per la troppa voglia di raccontarsi, senza riuscire a immergere l’ascoltatore nel proprio abisso emotivo. Non mancano episodi di scrittura più convincenti come in Periferia – altro brano costruito su rimandi ambient/pop e giocato sui controcanti soul della voce – o un La stanza di Winston e Julia dai riferimenti letterari ed esempio di cantautorato – seppur declinato in toni electro beat – non troppo distante dal Moltheni più disincantato ed esistenziale.
La conclusione è affidata agli inserti rock di La grande rivolta, brano di oltre sette minuti che chiude un disco certo interessato a sondare nuove direzioni ma pure troppo attento allo stile e meno al contenuto. Intuizioni e mestiere ci sono, ma manca ancora la maturità per consegnare un album che riesca ad esprimere appieno una personalità per il momento ancora troppo legata ai grandi nomi della tradizione cantautorale.
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