Recensioni

6.5

Video in cui insegna twerkare mentre suona un flauto, interviste-spogliarello, shootout ad Aretha Franklin e Missy Elliot (quest’ultima pure presente nel disco), un singolo (Juice) che ha fatto sfaceli anche nelle radio italiane, una proposta che rimesta un po’ tutti i trend dell’ultimo periodo, e una copertina che già da sola contiene tutto quanto: le carte che Lizzo ha deciso di giocarsi sono chiare e dichiarate.

Body Positivity a valanga, grande autoironia, una voce importante e un carisma da mangia-palco. Sono tutti gli ingredienti per essere il personaggio giusto al momento giusto in un panorama mainstream USA che ha sempre avuto un debole per le culone (da Nicki Minaj a Cardi B, passando per il giro Kardashian), ma che qui rischia di andare in cortocircuito. Vedi proprio l’intervista di cui si accennava, dove è vero che c’è grande sfoggio di forme e rotondità, ma anche la rimozione di trucco e parrucco in un’ostentazione di #nofilter che alle colleghe più patinate manca totalmente. 

Musicalmente siamo dalle parti di un r&b che flirta col passatismo e col vintage (la title track su tutte), guardando appunto ad Aretha a suon di funky e lustrini, fiati e chitarrine, sciorinando anche un flow di tutto rispetto (Tempo) negli spunti più hip hop. È una proposta da macedonia trendy, che nondimeno funziona perché innegabilmente ben fatta. Certo, il divario qualitativo tra i singoli e il resto dei pezzi in scaletta è fin troppo pronunciato (senza capitomboli, ma anche senza particolari lodi) e un personaggio come Cupcakke alla fine dice le stesse cose a livello di messaggio e targeting, ma lo fa in modo più interessante. Quindi brava, ma forse manca ancora qualcosina.

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