Recensioni

6.6

Immagini dal vivo. La sensazione di trovarsi all’interno di una straziante e ansiogena diretta televisiva. La musica cinematica dei Live Footage ci catapulta in un mondo sospeso tra realtà e immaginazione, vittime del senso solenne di imminenza di qualcosa che non possiamo vedere. Moods of the desert è il nome dell’ultimo EP del duo di Brooklyn, formatosi proprio nel 2007, anno del tifone che sconvolse il borough newyorkese ma che ne sancì anche la rinascita come quartiere cool. Lo stesso aggettivo si potrebbe usare per i due Live Footage, Topu Lyo (violoncello ed effetti) e Mike thies –(batteria); infatti, oltre ad una intensa attività live, compongono musica per “clienti” dai nomi altisonanti quali HBO, Unicef e Vice, fornendo brani dal core sound elettronico per documentari, corti e promo.

Stavolta i due americani hanno preferito concentrarsi su un concetto trascendentale come le atmosfere del deserto e quel peculiare suono-non suono così affascinante nel suo mutevole evolversi. Ed è così che quattro tracce strumentali possono arrivare a racchiudere un universo, trasformandosi ora in un trattato di geofisica per nerd, ora in una romantica evasione dal tedio della vita quotidiana. Il racconto dell’immobile fermento del deserto è esplicato attraverso l’esperienza di una notte oscura e senza via di scampo (Deep night), dopo la pioggia (Post rain; wet field) e da un punto di vista altro e distaccato (View from a desert helicopter).

Partendo da un canovaccio così ricco di idee, rimandi e vibrazioni, è facile immaginare quanto spazio sia lasciato all’improvvisazione durante le esibizioni live, perimetro naturale in cui i Live Footage trovano il perfetto campo di azione. La particolarità di Moods of the desert (e anche il limite) sta tutta nell’aver creato un immaginario onirico senza ricorrere a nessuna variazione sul tema, come si era invece verificato nel precedente Doyers, così ricco di screziature e richiami. Tuttavia la brevità gioca qui un ruolo importante, quasi a voler richiamare l’attenzione sull’importanza della riflessione. Il deliquio dura infatti appena venti minuti. Pochi per un viaggio intergalattico ma sufficienti per godere di un siffatto lirismo.

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