Recensioni

La strada l’ha presa da un po’, Little Albert: quella da solista, ma in parallelo alla band madre. Il chitarrista dei Messa, band doom metal veneta dagli ottimi riscontri anche internazionali, è giunto al suo secondo album in solitaria, The Road Not Taken, in uscita il 29 marzo 2024 per Virgin/Universal. Il disco arriva a quattro anni di distanza dal precedente lavoro di Alberto Piccolo, quel Swamp King in cui il musicista originario di Montebelluna aveva già dato ampio saggio della sua oscura e sperimentale cifra sonora a base di hard blues d’impronta “sudista”. Il “Piccolo Alberto” riprende adesso quel percorso e lo fa tutto sommato decorosamente, approntando un pastone sonoro d’annata con afflato moderno, nello sforzo di appagare prevalentemente i palati dei cultori, come spesso accade in questi casi.
Non lascia dubbi il singolo See My Love Coming che affonda le radici nella lezione di Cream e Led Zeppelin rivisitati alla luce di un downtempo stoner di stampo desertico, debitore di Kyuss e Queens Of The Stone Age, che in quattro minuti dispiega un mix old style (il disco è stato registrato su nastro) tra riffoni e assoli che a volte hanno il solo difetto di essere un po’ telefonati (ad accompagnare il pezzo c’è anche un videoclip dalla fotografia strongly 70s). Niente di trascendentale, né ovviamente innovativo, ma comunque gradevole nel suo piglio vintage e nel configurarsi come un divertissement per l’autore che però con le sue trovate non è detto non possa riuscire a divertire anche un ascoltatore distratto.
The Road Not Taken parla del fare una scelta e si articola in una serie di riflessioni riguardanti un amore andato male, i rimpianti e la salute mentale. Però Piccolo è Still Alive, come da titolo della perentoria opening track e primo singolo scelto, per il quale è fin troppo chiaro il debito contratto con la ben più celebre Hey Joe. In ogni passaggio il Nostro si prende tutto il tempo che vuole, concedendosi ampie digressioni virtuosistiche alla sei corde. Qualche volta ci si annoia, ma qualche volta no. Anche perché il lavoro dura poco più di una mezz’oretta, per sette tracce totali tra le quali figurano anche Demon Woman, con echi di Muddy Waters e un tiro dritto alle atmosfere assolate e polverose del delta del Mississippi della prima metà dello scorso secolo, e il grande omaggio a un altro vecchio bluesman come Little Walter a mezzo della rivisitazione del classico Blue And Lonesome.
I brani sono perlopiù lenti (solo la conclusiva This House Ain’t No Home accelera in parte i bpm pur essendo poliritmica) ma sempre pregni di ingredienti come Hiding All My Love Away, che ha toni psych e pop quasi burtbacharach-iani pur mantenendo la tendenza al solito detour chitarristico à la Jimi Hendrix, e Magic Carpet Ride, altro omaggio poco velato, a Stairway To Heaven (almeno nel riff iniziale).
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