Recensioni

Tanto rumore per quasi nulla. Eternal Atake viene pubblicato da Lil Uzi Vert a ben tre anni di distanza da Luv Is Rage 2, fortunato esordio che aveva a sua volta sostanzialmente un solo merito: contenere XO Tour Llif3, singolo assassino capace di generare milioni di repeat su tutte le piattaforme di streaming e di portare in alto da solo un album che era invece estremamente discontinuo. Ora, dopo tre anni di attese e ripensamenti, abbiamo una forte conferma: Uzi è ancora molto indietro rispetto al poter dare consistenza ad un progetto che, ora come ora, sembra più che altro figlio dell’hype, di una cura certosina nel look e di qualche stravaganza fine a sé stessa.
Anticipate da un filotto di ritardi, social media hackerati dai fan per tre mesi filati (ma per favore…) e provocazioni fine a se stesse (la copertina originale del disco riprendeva l’immagine coordinata di Heaven’s Gate, la setta che organizzò il proprio suicidio di massa nel 1997 in stile Jonestown – la scelta di cambiare il proprio profilo social adottando quello del loro leader Marshall Applewhite), le 18 tracce di Eternal Atake – date per fatte e finite già nel 2018 – sono solo l’ennesima playlist raffazzonata e pronta per essere data in pasto a Spotify. È praticamente impossibile distinguere i pezzi gli uni dagli altri, addirittura in diverse occasioni si riscontrano idee (poche ma confuse) riciclate da una traccia all’altra; l’impressione è quella di ascoltare un disco di tre anni fa, nato scarso e pure invecchiato male. Le produzioni sono veramente poco interessanti (il picco è il campionamento di Pinball in You Better Move, inzomma…), Uzi non è certo una penna virtuosa e sembra non avere nemmeno nulla di valido da dire.
Manca pure un singolo capace anche solo di avvicinarsi ai fasti di quella hit ormai passata (P2 prova a inseguirla a suon di scimmiottamenti, ma non ne prende neanche la scia), che ora sembra lontana e a sé stante nel giustificare da sola una carriera fin qui bypassabile senza particolari rimpianti. Come purtroppo spesso accade: don’t Believe the hype.
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