Recensioni

Una tra le conseguenze più interessanti e positive dell’esplosione del movimento nu soul e nu r&b è stata sicuramente la rivalutazione e la scoperta di quei musicisti che hanno lavorato per tanti anni lontani dalle luci della ribalta, offuscati magari dallo sbrilluccichio di quei grandi profeti del genere che hanno monopolizzato scene e platee.
Dopo il fortunato caso di Charles Bradley – autore di una cover da applausi di Changes dei Black Sabbath per il Record Store Day e ospite quest’anno al Primavera Sound di Barcellona nella programmazione dello stage Ray-Ban -, anche Lee Fields è stato ripescato e reso fruibile ai più grazie al lavoro della Truth and Soul Records. Classe 1951, il cantante del North Carolina può vantare una carriera lunga ben quarantré anni, che gli ha permesso di condividere il palco con pezzi grossi come Earth, Wind & Fire e Sammy Gordon. Little J.B, nomignolo affibbiatogli per l’incredibile somiglianza con il Godfather of Soul James Brown, torna quindi a distanza di due anni da Faithful Man con un nuovo disco, lavorando di mestiere e dispensando in 43 minuti piccole perle di classe cristallina.
Accompagnato anche qui dai The Expressions – back drop band già al lavoro con Jay-Z, Adele e Aloe Blacc in Good Things – Lee Fields indossa l’abito migliore, rendendo omaggio ai grandi del passato, come i preferiti del maestro Quentin Tarantino, The Delfonics (Paralyzed), e Otis Redding (Eye To Eye), e mostrando personalità incredibile e un songwriting maestoso. Si parlava di cover in precedenza e Fields rilegge – in maniera molto fedele, in realtà – il JJ Cale di Magnolia, ma con un cantato da sverniciare le pareti. Chiude la partita Don’t Leave Me This Way, struggente saluto alla madre Emma Jean a cui l’intero disco è dedicato
Come sia rimasto in passato nelle ombre impietose dello showbiz resterà un mistero, ma Lee Fields, con Emma Jean, almeno si è assicurato un dignitoso presente.
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