Recensioni

I Leadtogold sono pronti per il grande salto: l’esordio I targato Weapons of Love infatti è il banco di prova per il gruppo siracusano, che dopo il promettente EP Less is more (2015) si cimenta nella prima produzione su lunga distanza. I LTG sono un trio in cui Sebastiano Longo (chitarra, basso e synth) e Giulia Serra si spartiscono il cantato, mentre Sergio Longo si occupa della sezione ritmica.
La loro ultima fatica è un album circolare, con una forte vocazione esterofila, composto da 13 tracce intervallate in apertura, al centro e in chiusura da tre brevi interludi. Così, ad aprire troviamo Where’d You Run, il primo brano prodotto quattro anni fa, mentre i fuochi finali sono lasciati a Who Get Around, la composizione piu’ recente. I, a differenza dell’EP precedente, è un album variegato, capace di attingere a diverse sonorità, e segna un’ulteriore passo in avanti nel percorso evolutivo della band. Se infatti in Less is more il trio siciliano aveva scelto di sottrarre invece di aggiungere, producendo un EP scarno e minimale dai suoni eleganti ed ipnotici, nel disco attuale si ascoltano derive elettroniche mai banali, senza rinunciare alla consueta dose di chitarre distorte.
Ritmi oscuri e malati, atmosfere cupe, un occhio strizzato in parte a certe sonorità trip-hop/electro-pop (Millionaire) e in parte a un rock che potremmo definire basale e psichedelico (i Dandy Warhols di Where’d You Run). Ma ci sono anche anche la violenza perversa di Acid House di Welsh in Eurotrash, con i suoi synth disturbati, l’alienazione orwelliana di 1984 nel ritmo di marcia elettro-funk di Room 101, la voce inquietante di Charles Manson che fa capolino nell’arco dei tre interludi. Il concept del disco è il disperato tentativo di prendere le distanze da una società che, giorno dopo giorno, si fa sempre più impersonale e slegata dalle relazioni personali. I infatti analizza e scompone le aberrazioni dell’odierno vivere e ci pone davanti i moderni mostri del ventunesimo secolo. Particolarmente ricorrente, in questo senso, è il tema della bellezza e dell’erotismo presente in 2.57, inno all’ossessione della chirurgia estetica, in una Come con la sua martellante rincorsa all’orgasmo in salsa moroderiana, in una Ebony dove le fantasie sessuali vengono represse da un sistema di massificazione del piacere, in Bob John, un’ironica lezione su come approcciare il sesso orale, ed infine in una Eurotrash dove emerge la violenza disturbata insita in un rapporto sessuale. Alla fine del disco, quello che rimane è una sensazione di alienazione e di disagio che le sonorità marcatamente claustrofobiche e “chimicamente alterate” non fanno altro che accentuare.
I è nel complesso un disco che scorre piacevolmente, constantemente in bilico tra forma canzone, rock e ossessive aperture elettroniche tra beat seducenti e synth abrasivi. L’equilibrio non viene sempre raggiunto, ma questo è solo il primo capitolo della saga dei LTG, e non c’e’ dubbio che il futuro si prospetta luminoso.
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