Recensioni

C’era grande attesa per il concerto dei JoyCut al Manzoni di Bologna vuoi perché la band per la prima volta è salita sul palco con un’orchestra, vuoi perché la cornice del teatro auditorium si prestava a proverbiale banco di prova per The BluWave.

Parliamo di un disco ambizioso, pensato come un’opera più grande della musica che contiene. Di un lavoro che si pone come indagine sull’antropocene ma anche come un’astronave che ti porta su un’onda blu tutta sua che dalle wave degli anni ’80 arriva fino alle propaggini più sintetiche del post rock, alle conturbanti colonne sonore di Trent Reznor e Atticus Ros, alla musica pensata per orchestra dei Sigur Rós e molto altro ancora, il tutto senza dimenticare una certa coralità altezza Arcade Fire e una sensibilità che trova da sempre nei Cure un proverbiale lume tutelare.

Proprio una canzone della formazione di Robert Smith chiude in bellezza le due ore di concerto, ed è Tresure da Wild Mood Swings, un brano dalle influenze folk che sposandosi con il “lato canadese” della loro produzione ha altresì rappresentato l’ideale commiato di un imponente spettacolo sonoro.

JoyCut live al Teatro Manzoni di Bologna, foto di Massimo Lovisco (2023)

Partiamo dalla fine per raccontare una scaletta senz’altro arricchita dai 50 elementi, tra fiati e archi, dell’Orchestra del Teatro Comunale di Bologna diretta dal Maestro Corvino, le cui partiture hanno sottolineato passaggi significativi dell’ultimo lavoro senza mai zavorrarlo, magari amplificandone il lirismo o assecondandone viceversa la coralità. C’è da dire che specie all’inizio, i pezzi più sintetici e noisey come Siberia, che accompagnavano visual inerenti alcune recenti emergenze idrogeologiche italiane, si bastavano da soli, pur che gli elementi dell’orchestra ci mettessero il loro. Viceversa, il rinforzo di violini e fiati s’è sposato perfettamente con la produzione più “pop” dei Nostri, in particolare in TheFirstSong_, che con il suo orecchiabile ritornello al pianoforte, è probabilmente la canzone più avvicinabile a una hit che il gruppo abbia mai composto.

Joycut
JoyCut live al Teatro Manzoni di Bologna, foto di Massimo Lovisco (2023)

Curiosa anche la parte in spoken word scelta dai JoyCut per introdurre lo spettacolo di suoni e immagini: è un estratto da L’uomo è antiquato di Günther Anders a proposito delle tecniche di persuasione della società di massa, uno scritto di una settantina di anni fa che sembra scritto ieri, lungimirante introduzione di un rappresentazione, quella dell’antropocene, che il gruppo ha pensato sia in relazione agli attuali cambiamenti climatici sia come condizione in sé della nostra esistenza. Su quest’ultimo lato, l’onirica NOVEMBRE13_ e l’impressionista ThePlasticWhale, hanno rappresentato due degli ideali punti di fuga di un live dai molteplici episodi impattanti, quelli carichi d’effetti, di una doppia batteria e dell’orchestra tutta.

Il passato (remoto) della produzione dei JoyCut è stato pure omaggiato in una seconda parte di concerto, quella in cui la chitarra elettrica sostituisce e/o si somma al pianoforte, una manciata di canzoni dai più forti richiami alla tradizione wave che lega la band ad alcuni eroi degli ’80s. Dei Cure si diceva ma si potrebbero citare anche Echo & The Bunnymen e Psychedelic Furs, come notavamo nel 2011 recensendo un album come Ghost Trees Where To Disappear dal quale sono state eseguite GTRC_ e Deus.

Diverso il discorso per i pezzi suonati dal maggiormente elettronico Pieces Of Us Were Left On The Ground la cui Wireless pare il prequel ideale della sopracitata e corale TheFirstSong_ e la cavalcata Domino un ponte tra il passato e il presente della band.

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JoyCut live al Teatro Manzoni di Bologna, foto di Massimo Lovisco (2023)

Il pubblico del Teatro non è quello a cui la band è abituata, non sono pochi in sala coloro che abitualmente frequentano la struttura, gente che con il dress code dello zoccolo duro dei fan della band (rigorosamente in black) ha poco a che spartire. Alla fine del live però son tutti entusiasti, scatta la standing ovation per l’orchestra (che ok s’è alzata in piedi anche troppe volte durante il concerto) ma soprattutto per Pasquale Pezzillo, Gaël Califano, Matilde Benvenuti, Julian Zyklus, Rodrigo D’Erasmo, Vince Pastano e Giò Sada, visibilmente emozionati per la riuscita del loro live più importante di sempre, perlomeno tra quelli eseguiti finora.

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