Osservazioni terrestri (umani granandoli). Intervista ai JoyCut
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Edoardo Bridda
- 11 Settembre 2023
È tutto pronto per il concerto evento che i JoyCut terranno al Teatro Manzoni assieme ad un’orchestra di 50 elementi. La band, che s’inserisce nell’ampia gamma di musiche che sono nate e si sono sviluppate a partire dal post rock, in particolare dalla sua accezione europea, canadese e islandese, porta onstage l’ultima prova, The BluWave.
Un progetto ambizioso che dalla musica si estende alle installazioni, alle colonne sonore e ai film d’arte, proprio come quelli prodotti di Megan Mylan che vediamo nelle due clip abbinate a NOVEMBRE13 visionabili sul loro canale YouTube. Un lavoro che esprime appieno lo sguardo grandangolare del trio sull’Antropocene, ovvero su un pianeta il cui corso si è profondamente modificato ad opera dell’uomo.
L’impronta sonora dei JoyCut, un po’ come quella dei Sigur Rós, racconta la nostra storia a partire dal contesto in cui la viviamo, un racconto che dal personale si fa universale e viceversa, ma non per questo avulso al piano individuale. Un disegno terrestre attraversato da una tensione e un calore profondamente umani. Abbiamo parlato di tutto questo con Pasquale Pezzillo ma anche dei progetti futuri della band i cui live non si esauriscono di certo con quello al Teatro comunale del capoluogo felsineo.
The BluWave era già sulla carta un progetto “larger than life” e così vedervi sul palco con un’orchestra non arriva proprio come un fulmine a ciel sereno. Eppure è una cosa importante, un traguardo a cui siete arrivati gradualmente immagino. Perché una cosa è pensare in grande e una cosa è realizzare i propri sogni e le proprie ambizioni
Siamo cresciuti con due principi profondamente consolidati nell’intimità del nostro sguardo_
Tra il dire ed il fare c’è di mezzo il farlo_
Lavorare di giorno finché c’è luce, di notte finché ce n’è bisogno_
Siete appena tornati da Seattle dove avete fatto una session esclusiva per KEXP, come è andata? Come siete arrivati a scegliere i brani che avete suonato dal vivo?
Un’esperienza dall’altroquando, vissuta intensamente, con assoluta cognizione, ubriachi di universo, pervasi di trasporto e troppa emozione_
Volevamo offrire un’orizzonte narrativo esteso, composito, coerente | in consonanza con la tenerezza cruenta di cui l’album è intriso_
Offrendo – per un verso – l’eco da un firmamento astrale, oltre ogni altrove più puro; dall’altro, il declive infinito dell’abisso più fondo, laddove il blu abita già di oscurità_
Ecco che abbiamo scelto una traccia per ogni lato_
Al Teatro Manzoni dove vi esibirete con l’orchestra porterete nuove versioni di brani di The BluWave, ci potete anticipare in cosa saranno differenti e se per voi comporre è proprio questo: un atto creativo che prevede alcuni tasselli, magari un perimetro, però al contempo qualcosa che si presti a una continua evoluzione e mutamento
L’atto creativo, per sua stessa natura, procede attraverso processi rivoluzionari, in continuo dispiegarsi, fra sincroniche manifestazioni materiali e solipsistiche emanazioni inconsce, talvolta indomabile, sorprendente, una dimensione di sospensione che dovrebbe disvelarsi nella meraviglia, non condurci al solo stupore, quel tipo di disorientamento solerte, che cede il fianco troppo facilmente alla passione, in una gravitazione non esclusiva, destinata a sciuparsi, a non perdurare_
Che questa nostra ricerca, la cui cifra stilistica è piegata su dettagli microscopici, possa invece intrecciarsi con la maestosità dell’Orchestra e confluire in una pressione sonora uniforme, in misura di incanto e vagheggiata
bellezza_
Scopriremo solo in quel momento, via-via che le esecuzioni si avvicenderanno, se questo ardito saggio restituirà alle nostre intenzioni una prova di realtà, un esito credibile e positivo_
Se chiudiamo gli occhi, immaginiamo un incontrollabile, e per questo affascinante, primo bacio_
Non suonerete soltanto musica nuova ma anche una selezione di brani del passato. Risuonandoli e rivivendoli in prospettiva cosa hanno rappresentato e cosa rappresentano oggi per voi?
Quando eseguiamo, in virtù dell’apnea cui siamo rivolti, violati dal click, alienati dalle cuffie, dobbiamo assolutamente assegnare ad ogni traccia un ricordo, una storia, una emozione, un luogo, una persona, un sentimento, un colore, un reperimento di idee, una inventio … per liberarci_
Risuonare brani dal passato evoca giocoforza un ritorno, una nostalgia, uno spaesamento fragile, quasi dolce_
Non siamo già più quei ragazzi … ed alcuni dei sentieri che ci accompagnavano allora, che ci sostenevano ed orientavano … oggi non esistono più, alcuni affetti hanno attraversato “la porta dello spavento supremo” e tenerli stretti ancora un po’ , celebrarli, festeggiarli … rende quelle interpretazioni nuovamente potenti, simboliche, oltremodo salvifiche, significative_
Il fatto che il ricavato dalla vendita della versione vinilica limitata di TheBluWave vada a Earth%, associazione fondata da Brian Eno, parla da sé e si lega a doppia mandata con un preciso senso del territorio, con la sua sacralità, anzi, come spesso avete sottolineato, come quest’ultimo sia stato violato dall’opera dell’uomo. Un esempio ne è Siberia [BeforeTheFlood] che introduce la parte più elettronica della vostra musica
TheBluWave ci ha permesso di perpetuare l’urlo infranto della natura_
Siberia, Antropocene, ThePlasticWhale, sono episodi certamente eclatanti_
La musica non dice bugie_
Eppure in questi tempi è davvero difficile sentirsi “a casa” lontani da casa, è davvero complesso trovare una comunità dialettica capace di accogliere le diversità, aprendosi autenticamente alla criticità di pensiero, in grado di includere sguardi dissimili dal senso comune_
Come per ogni ideologia positivista, del tutto priva di spiritualismo, anche l’ambientalismo, l’ecologismo, quando scientizzati e caricaturizzati all’ennesima potenza, corrono il rischio di esaltare una narrazione esasperata, o di contro, mitigarla, nascondendo la ricaduta più deleteria, falsificandone dunque il tenore, mercificandolo in un verde oscuro, contaminato da interessi biechi, i cui fini, tutt’altro che virtuosi, mascherati dalla voce “transizione” tendono indistinti ed indomiti a consolidare spudorate “transazioni” speculative_
La creatura di Brian Eno ci pare leale, un raro esempio per il quale vale tutta la pena schierarsi, sostenendola e chiedendo di supportarla_
Spesso quando si parla dei JoyCut sia parla dell’ampia gamma di musiche che sono nate e si sono sviluppate a partire dal post rock, in particolare dalla sua accezione europea, canadese e islanedese. Musiche che in seguito hanno abbracciato il mondo delle possibilità offerte sia dall’elettronica che dalle musiche per film e dalla classica contemporanea
Ad un certo punto abbiamo maturato una consapevolezza_
È bastato chiedersi perché volessimo davvero suonare senza saperlo fare così bene come si conviene_
La risposta ci ha trafitto il cuore_
Non volevamo essere primi in classifica_
Volevamo essere i primi a valicare l’ordinario, superandoci, rendendo possibile quello che chiunque rivendicava come impossibile_
Primeggiare, andare ad esplorare, esprimendo coraggio di frontiera, ritornare ed offrire un punto di vista non ancora tracciato, non certo “vincere”, “escludere”, “dimostrare di essere migliori”, scivolando su una scala di valore che non ha senso in natura_
Gli scenari urbani, la disillusione, la mancanza di abbracci, la sensazione di invisibilità, il vuoto, il terribile baratro senza ritorno, la plastica … nei sentimenti, anabolizzati, sviliti dalle dimensioni, distorti nelle proporzioni, in un progressivo contesto di impoverimento umano_
Dinanzi agli occhi avevamo questa mercede scadente, una realtà fin troppo superficiale per essere vera_
Mentre c’è molto altro nella nostra storia, in questo paese, nella sua cultura_ Non c’è solo la lingua, non solo il sangue, non il passaporto, non la cittadinanza, la criminalità, il potere, il tricolore_
C’è molto di più_
C’è un amore cosmico che pervade ogni atomo di esistenza_
Ed è proprio negli anfratti nascosti, lontani dalle scene, dalle notizie dirompenti e dai riflettori, che brulica un certo tipo di bellezza_
Come ascoltatori quali sono stati i dischi che vi hanno cambiato la vita e qual è stato il periodo storico e il momento vostro particolare in cui li avete scoperti? Sappiamo che siete grandi fan dei Cure, e un pezzo come Plato un po’ li richiama. Ma se vi dico che TheFirstSong mi fa pensare ai Killers che mi dite? C’è sicuramente una dimensione pop in ciò che fate. Un pop figlio delle storiche wave ma forse non solo quelle…
Sì_
È come dici_
Concordo sull’evidenza_
A questo punto meglio procedere dal “non solo quelle” …
quindi… tanto cantautorato, da Drake a Lolli, per il quale, personalmente, provo infinita gratitudine, immenso ed inconsolabile affetto_
Alla fine non è solo il genere che si ascolta che ci determina_
Conta come lo si ascolta, quando il cuore trema, dove ci conduce l’emozione_ “Sentirsi” parte di un modo di essere, al di là dell’armonia, del look, di una melodia, di un movimento, di un linguaggio_
In questo momento – per esempio – indosso una maglietta dedicata a Claudio, sulla quale ho riportato uno dei suoi versi, fra i più eterni, fra i più belli mai scritti: “basta poco all’amore, purché sia tenerezza”_
Ecco, pur non essendo così vicina a quella di Lolli, la nostra musica le è totalmente aderente, nei precetti, nell’intenzione, nella speranza … nel modo di servirla c’è il medesimo sforzo_
Una curiosità_
TheFirstSong è la prima canzone scritta da fanciullo_
Le primissime note mai suonate, sull’organo di mio padre_
Volevo, a distanza di trent’anni, sviluppare e produrre quell’idea, restituendo a quel sogno un conforto di realtà_
Nel nostro immaginario trasognato fra super-filologia e fanta-genealogia Atmosphere è madre, Plainsong figlia e TheFirstSong nipote diretta_
A partire da questi ascolti, suggestioni e epifanie vi siete incontrati, avete formato la band. Avete iniziato ad immaginare una vostra via a questo universo di suggestioni…
È così_
Gli ascolti, le scoperte, i film, la fotografia, gli scudetti persi, i misteriosi membri delle band dei quali spesso si conosceva soltanto il nome, i primi concerti visti in DVD, la ribellione, l’inadeguatezza … la disperata speranza_ Una vita intera, sintetizzata in una manciata di canzoni_
Una affissione sul muro di Underground, storico negozio che fu, in Via Malcontenti, a Bologna_
Nessun riferimento ad uno strumento preciso, se non a gatti neri con gli occhi gialli, a William Blake, alla pioggia, alla macchina di Tipler, agli innamorati della Grande Inter, dei Tramonti Giapponesi, di Hank Chinaski, ed Ungaretti… E poi il tempo scappa, ferocemente_
Il cuore batte_
Nel blu deep into di blu_
Dopo Bologna avete in programma un tour con gli Archive di spalla. Che aspettative avete? Che caratteristiche avrà? A proposito non abbiamo parlato della parte visual legata al live e di tutto ciò che oltre la musica avete immaginato con l’ultimo progetto e i precedenti
11 date con gli Archive, da Stoccarda a Milano_
Un tour con una band speciale, elegante, sinuosa, violenta_
Oltre il suono, una sapienzialità compositiva robusta, capace di plasmare ogni saturazione, in totale controllo dinamico_
Le loro evoluzioni sono sempre stata la caratteristica che ci ha affascinati_ L’idea del collettivo, la sinestesia fra acustica ed elettronica, i lunghi processi strutturali, batodici, ipnotici … sono insegnamenti seminali, per noi assoluta fonte di ispirazione_
Sarà un onore immenso essere ospiti di una realtà così imponente, la cui lezione è universalmente impareggiabile_
Suoneremo 40 minuti, avremo modo di crescere ancora, concerto dopo concerto, e questo è un dono straordinario_
Non vediamo l’ora_
I Visual sono diventati la voce della nostra narrazione_
Sempre più vicini ad una dimensione cinematografica_
Ci permettono di denunciare, mostrare l’orrore, esprimere il dissenso, profondere speranza_
Altri piani per il futuro?
Un doppio Vinile celebrativo_
Sono già 10 gli Anni dalla pubblicazione di PiecesOfUsWereLeftOnTheGround_
Un concerto speciale a Paducah [KY]_
15 giorni in Europa fra Ottobre e Novembre_ Scegliere con cura le prossime note da non suonare_ ALFA_
