Recensioni

Prima colonna sonora per la producer Laurel Halo, Possessed è stata realizzata per accompagnare l’omonima pellicola del team olandese Metahaven (con l’aiuto in cabina di regia di Rob Schröder), mix di documentario e fiction contro l’uso scriteriato dei social media. Trattasi dell’ennesima prova, ottima, di una musicista sempre più a suo agio anche nei percorsi “laterali”, se pensiamo che dal suo ultimo album di studio Dust sono passati tre anni riempiti dall’atipico mini Raw Silk Uncut Wood (già indiziario nel disseminare ardite sperimentazioni cinematiche di matrice ambient), da un EP in coppia con Hodge e un dj kicks. Dai solchi di Raw Silk Uncut Wood torna poi il collaboratore principale, ovvero Oliver Coates al violoncello, affiancato stavolta dalla violinista Galya Bisengalieva, in fuoriuscita dalla London Contemporary Orchestra.
Che poi, rispetto al surrealismo, alle destrutturazioni, al cut up di voci e generi stilistici, inclusi alt-R&B e free jazz, del succitato Dust, qui per certi versi la materia si fa più inquadrabile, tra ambient spettrale (Hypae, una Breath da scenari twinpeaksiani, una Lead di abissali soundcape dark che non dispiacerebbero all’accoppiata Trent Reznor & Atticus Ross, le increspature creepy di Zelijava) e classica contemporanea (gli archi di Rome Theme I e Cave Walk, il pianoforte di Marbles, gli archi enfatici di Rome Theme II e il pianoforte andante di Rome Theme III). C’è insomma parecchia varietà nella successione delle dodici tracce in scaletta, come se i riferimenti potessero spaziare da GAS, ancora una volta in connessione a un’elettronica fortemente naturalistica, sino a Vangelis e Philip Glass.
Parliamo di una che per la pubblicazione del suo primo EP ufficiale trovò ispirazione in Valis di Philp K. Dick, d’altronde, e che per il titolo del suo primo full length pensò anzitempo a un Quarantine che rischia adesso di divenire inflazionato… Avanguardia sci-fi tendente all’horror, dunque, e minimalismo cangiante, mai monocromatico insomma, sono le (anti-)linee guida di un lavoro che è in rapida alternanza possessione ed esorcismo, incubo e cura. In attesa, e non per modo di dire, di un quarto vero e proprio capitolo discografico che potrebbe segnare un ulteriore scatto in avanti, verso la consacrazione e verso il futuro.
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