Recensioni

40

Attivi dal 2011 in territorio lombardo, i Labradors sono un trio dalle sonorità pop, più power che indie, più mainstream che hipster. Dopo l’EP di rodaggio The Roger Corman Ep arriva questo Growing Back, che porta nel titolo la chiave di lettura più valida. Crescere al contrario, decrescere, per chi si è evidentemente nutrito nei Nineties di trash-rock-music, presa in prestito da qualche college movie americano, in cui fra sbronze, confraternite e fantomatici esami di fine anno, c’è sempre qualche capellone che capovolge il tradizionale ballo di fine anno in una festa rock. Andava bene all’altezza di Smells Like Teen Spirit, un po’ meno ora.

I dieci brani che compongono questo disco sono infatti non solo ripetitivi e asfissianti, ma anche leggeri come l’aria, durano nella tua testa meno della durata complessiva del brano. Non sempre questo è un difetto, ma non lo è quando alle spalle di una voce sopra le righe, non ci sono cascate di piatti o riff mastodontici. Se c’è dell’autoironia in questo power pop da emicrania, non la si coglie; se c’è la voglia di emulare band che hanno fatto fortuna su questo genere (Foo FightersAsh, ecc.), di certo non si concretizza.

Si salva poco in un disco ben suonato, ma con poche idee. Si salva Teenage Sister che quasi fa ricordare iVaccines del secondo disco; si salva Afraid/Happy dove Dave Grohl si troverebbe a proprio agio e una voce femminile come coro rende il tutto meno spigoloso. E si salva Can’t Go Back, in cui fra echi di Nada Surf, iLabradors smentiscono quanto declamato nel titolo del disco, dichiarando che, volenti o nolenti, non si può veramente tornare indietro. Noi lo leggiamo come un auspicio per il futuro.

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