Recensioni

7.2

Impara a cantare come una star! Più o meno questo il contenuto di una mail che continuava ad arrivare a Kristin Hersh mentre era alle prese con il missaggio del disco. Non male come attestato di stima per una che non muove certo ora i primi passi e che pure continua a raccogliere poco credito, se confrontato con i meriti storici. Non è che si debba dare qui l’oscar alla carriera, ormai più che ventennale, della Hersh. Magari una minima riflessione sulla facile obsolescenza di tanti artisti ottimi, questo si. Alla fine poco male, perché tutto c’è in Learns To Sing Like A Startranne che il solito compitino da musicisti navigati o la spocchia di chi si sente al di sopra delle parti perché faceva già storia quando molto del pubblico attuale ancora doveva nascere.  

Per tre quarti questo disco suona deliziosamente Throwing Muses, complice evidentemente la geniale ritmica di David Narcizo, uno che non ha mai smesso di pensare il proprio ruolo di batterista in modo creativo. Quando hai un simile motore dietro se ne giova tutta la musica, mai come in questo caso sulla scia di The Real Ramona e University. Le armonie oblique di marca Hersh sono in gran spolvero e azzeccano una serie di fila di piccoli gioielli pop come non le era riuscito da tempo. Se contiamo anche che la mano pregiata in fase di missaggio è quella di Trina Shoemaker – ma il disco se lo è prodotto da sola – aumenta l’entusiasmo.

Le pensose e sofferte melodie folk dei passati dischi solisti vengono qui trasformate in madrigali sbarazzini che tendono ad elettrificarsi strofa dopo strofa o a mimare umori autunnali con l’uso di archi a corredo, quelli suonati da Martin e Kim McCarrick. Non serve certo un orecchio affinato per accorgersi che cose come In Shock, Sugar Baby o l’uno-due micidiale di Vertigo e Winter  non le trovi certo ovunque. L’eredità delle Muses è difficile proprio perché è una questione di scrittura più che di atteggiamento. C’è poi da dire che la Hersh invecchia decisamente meglio di Tanya Donnelly, e se ti guardi indietro e riguardi tutta la sua carriera ti viene un piccolo capogiro a pensare a quante ne ha passate e a quante ne ha fatte. Come qualità questo disco si va ad accoppiare direttamente con lo struggente esordio solista, l’acustico Hips And Makers. La classe non è acqua, ma sono sicuro che anche questa volta ce ne accorgeremo in pochi. 

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