Recensioni

Kode9 nel 2013. Le solite sovrapposizioni bastarde, i tagli secchi, il bass che stordisce spugnoso come una botta di qualche droga veloce, l’elettrobricolge eminentemente brit, quindi ok la uk bass e lo uk funk e tutto come da tradizione pirate radio, la bandiera sventola e il ritmo che segue le onde sull’asta.
Si parte, anzi ci si mette comodi, con le tribute del caso all’Hyperdub hero Burial con Truant, poi un funky tastierato in bassa risoluzione con Theo Parrish che male non fa (Kites On Pluto), soul-dubstep e carezze sotto le coperte con Morgan Zarate e Roses Gabor. Un intermezzo con un fantasmatico Lee Scratch Pery “secret agent”. Dopodiché c’è l’ottovolante bass, funk, future garage, purple sound o Vice Versa.
Aperto da Terror Danjah & Champion (Stone Island), in samba, un bel blocco intermittente di 808 trappista e HH via gusto Glasgow (c’è anche il singolo di Rustie di quest’anno, Triadzz) come grime, lo stesso Kode9 ci si mette (Uh) e Kuedo da incanto nel girar raggi di biciclette in malinconia fluo (Mirtazapine). E piccola bombetta: Dexplicit con Wave Machine.
Parte finale: il muro molle del footwork con una bella all star di storici pionieri del genere: un Dj Rashad a dominare il mix sia in solo che in combutta con i compari chicagoani di sempre tipo DJ Spinn e DJ Manny. C’è spazio anche per un pizzico di dubstep subito sfumato in coda soul-balearica, giusto un Addison Groove con Sam Binga (11th), sempre roba fresca messa dentro un ring di stepping chicagoani spalmati di glassa ghetto house. Con Let It Go in uscita, traccia 38, se ne esce stonati, stonatissimi, come dopo una championship di Vindaloo al ristorante indiano, ma col sorriso giallo della maglietta.
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