Recensioni

Lo scetticismo che ha accompagnato l’avvicinarsi del concerto dei Kaiser Chiefs al Circolo degli Artisti dello scorso 14 ottobre, lasciatecelo dire, era da considerarsi quasi fisiologico. Da anni, ormai troppi, la band di Leeds è entrata in una sorta di limbo dal quale pare sempre più difficile riesca ad uscire. Ci ha provato con trovate di marketing interessanti, ma allo stesso tempo non comprese del tutto dalla platea (vedi The Future is Medieval), e affidandosi a produttori che riuscissero ad aprire loro nuovi orizzonti stilistici (la produzione del già citato The Future is Medieval venne messa nelle mani del mitico Tony Visconti, mentre l’ultimo Education, Education, Education & War in quelle di Ben H.Allen III, già al lavoro con Gnarls Barkley e Animal Collective, tra gli altri). Difatti per i Kaiser Chiefs sarebbe stato meglio se il tempo si fosse fermato all’uscita di Yours Truly, Angry Mob, seguito dell’ottimo debutto Employment; per certi versi, la sensazione che si respira durante la tappa capitolina della loro tournée italica è proprio questa, merito di una scaletta ben costruita e capace di tenere sempre sulle corde.
L’inizio non a caso è affidato ai classici Everyday I Love You and Less and Less, Everything Is Average Nowadays, Never Miss a Beat e Na Na Na Na Naa, che introdotti dalle nuove potenti The Factory Gates e Ruffians on Parade, fanno ritornare con la mente ai primissimi, sfacciati, KC. Ma prima di tutto a trascinare il pubblico capitolino è la straordinaria performance, a tratti teatrale, del leader Ricky Wilson, travolgente durante il quintetto Modern Way, One More Last Song, Ruby, I Predict a Riot (terminata in piedi sul bancone del bar a bere whiskey e birra) e The Angry Mob, con cui la serata raggiunge il picco massimo di adrenalina (gli unici momenti “tirafiato” Wilson se li concede durante My Life e Coming Home, due dei singoli scelti per lanciare l’ultima, opaca, fatica discografica), prima dell’encore finale affidato a Misery Company – probabilmente tra le più convincenti opere ultime firmate KC – e Oh My God, il brano che nel 2007 aveva lanciato il quintetto di Leeds nelle classifiche britanniche.
Finire da dove si era cominciato, e per l’appunto dove probabilmente il tempo si sarebbe dovuto fermare. Ed è proprio questo il problema principale dei Kaiser Chiefs: il tempo ha continuato a scorrere.. incurante di loro.
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