Recensioni

7.1

Quante vite (musicali) ha vissuto Enrico Gabrielli. Incredibile leggere le collaborazioni trasversali che lo vedono protagonista in veste di musicista, arrangiatore o produttore: una carriera da outsider puro. Nostalgico avanguardista coi Calibro 35 ma anche impegnato in logiche più indie (vedi le collaborazioni con Afterhours, Mariposa, Marco Parente, Alessandro Fiori), scheggia impazzita arruolata dai colossi del mainstream internazionale (Muse) o polmone pulsante di album d’annata come il recente The Hope Six Demolition Project di PJ Harvey. In questo quadro edificante rientra anche la collaborazione con lo sperimentalismo targato Junkfood, scintilla che ha dato fiamme al progetto Italian Masters: piccole monografie immaginifiche di alcuni tra i più grandi compositori di colonne sonore italiane, e raccolte in un unico vinile. Difficile trovare un titolo più esemplificativo. Sì perché di “Maestri” si parla quando ad essere citati sono compositori del calibro di Piero Umiliani, Armando Trovajoli ed Ennio Morricone.

L’iniziativa è golosa, resa arguta dalle due parti coinvolte nell’operazione, entrambe perfettamente calate nella visione di musica da film e abili nel tradurre pathos e mood cinematografico in scrosciante suono. Epicità filmica a cui viene aggiunta un’impronta sanguigna che profuma di noise, jazz, art-rock, e che restituisce nuova vitalità agli stessi brani. Lo si avverte nell’incedere umbratile e primitivo di Per un pugno di dollari, paradossalmente ancora più tesa ed estrema dell’originale; o dagli attriti di Silenzio nel caos (da L’uccello dalle piume di cristallo), trionfo di fiati e giri claustrofobici da thriller di argentiana memoria. E se l’avant-jazz misto al noise distopico, a tratti cacofonico, di Gassman Blues (da I Soliti Ignoti) riesce a rievocare atmosfere d’antan, è la conclusiva C’eravamo tanto amati (con la voce del soprano di fama internazionale Edda Dell’Orso), con quel sound sincopato da romanzo criminale, a dare indicazioni definitive sulla leggiadria del progetto. Nel gioco delle parti di Italian Masters ad uscire vincitore è il talento cristallino di Gabrielli (ma lo sapevamo già) e dei Junkfood (convincenti già nella sonorizzazione del film Dementia, una discesa noir negli inferi della psiche).

Abili nel giocare con i pieni ed i vuoti sonori, i Nostri riescono a conferire magnificenza ad ogni singola parte, passaggio, nota, crepitio di ogni singola monografia. La sontuosità di Umiliani / Trovajoli / Morricone rinasce e trova nuova linfa vitale in questi componimenti, che sono grumosa pasta musicale per immagini liquide. Bersaglio centrato, ancora una volta.

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