Recensioni
June Of 44
Revisionist: Adaptations & Future Histories In The Time Of Love And Survival
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Stefano Pifferi
- 21 Agosto 2020

Riscriversi e ripensarsi, sempre. Dopotutto se, volente o nolente, cosciente o meno, hai contribuito con la tua musica alla creazione di un intero nuovo mondo, l’idea stessa di rivisitazione, risemantizzazione, revisione e rielaborazione ti appartiene nel profondo. Preambolo necessario per introdurre il nuovo/vecchio disco dei June Of 44 da Anahata, ultimo anno del millennio scorso, giusto per rendere l’idea delle distanze e dell’annullamento di quelle distanze. Sì, perché Revisionist – il cui sottotitolo dice più di mille press-sheet o recensioni – non è propriamente il nuovo disco della band di Jeff Mueller, Sean Meadows, Fred Erskine e Doug Scharin, quanto una reinterpretazione e rilettura di una serie di pezzi sparsi (e dimenticati/ritrovati) nell’ultimo periodo della band, tra Anahata e In The Fishtank.
Un paio di remix a cura Matmos (A Chance to Cure is a Chance to Cut Your Face) e John McEntire (A Past To Face), due riletture da In The Fishtank (Generate e Post-modern Hereditary Dance Steps), ben tre dal bistrattato Anahata (Cardiac Atlas, No Escape, Levitate e ReRecorded Syntax) – forse a dar ragione a pubblico e critica che considera(va) quel disco l’anello debole della formazione americana, chissà? – e infine una unreleased che unreleased proprio non è, trattandosi di Paint Your Face, ovvero una registrazione diversa per mano di Bob Weston e datata 1996, della Cut Your Face finita in Four Great Points. Questo il materiale, quindi tutto fuorché un disco nuovo, anche se alla fin fine nuovo è l’approccio che i quattro mettono in gioco per rientrare in studio, dopo essere risaliti on stage (dal trentennale degli Uzeda i quattro hanno ripreso a suonare con una certa regolarità), per un disco di veri inediti. Quindi ascoltiamoci e godiamoci questo disco di “transizione” che è una transizione in senso lato, etimologicamente cronologica dato che “rivede” con l’occhio e il sentire di oggi pezzi dell’ultimo periodo della band prima dello iato: roba che loro stessi non consideravano come “qualcosa di realmente finito” e per cui sentivano l’urgenza di declinarli all’oggi, ai musicisti e alle persone che sono venti anni dopo averli concepiti e/o registrati.
Non ho deliberatamente parlato di come queste nuove declinazioni siano state attuate perché ognuno troverà il bello o il brutto in questa operazione a seconda della propria inclinazione “nostalgica” e/o utilitaristica. Sia come sia, il bentornato a gruppi del genere è sempre dovuto, nella speranza che questo “interludio” sia un allenamento per rientrare in studio con del materiale nuovo.
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