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7.5

L’unico difetto di questo disco è una copertina fuorviante e poco significativa. Nient’altro. In queste sette canzoni – mediamente assai lunghe, costruite attorno a silenzi e una chitarra acustica, al violino dell’amico Warren Ellis dei Dirty Three e tantissime parole – Pearson ha inserito un decennio dallo sbando alla salvezza tramite l’auto-isolamento. Tanto basterebbe per rispettarlo: per amarlo bisogna scavare negli avvenimenti precedenti le due notti in uno studio berlinese che ne hanno testimoniato la genesi. Solo così si può capire come ci si trovi al cospetto di qualcosa che ha condotto l’autore fuori da un deserto dell’anima.

Un tempo leader dei Lift To Experience, il ragazzo faceva in tempo a pubblicare il cult The Texas-Jerusalem Crossroads e ricevere elogi da John Peel, dopo di ché il gruppo si sbriciolava a contatto con lo showbiz e per via di alcune tragedie personali. Josh reagiva con una ricerca di sé nella provincia del Texas, lavorando quel tanto che bastava a una vita decente, senza smettere di scrivere canzoni nel mentre Lift To Experience diventavano materia mitica.

Si spostava poi a Berlino e Parigi, andando incontro alla catarsi in alcuni spettacoli dal vivo tenuti senza un piano preciso. Senza davvero voler tornare sulle scene, piuttosto scrollandosi di dosso il passato con umiltà e nuovi argomenti. Non fosse stato per il riscontro positivo di alcuni concerti di spalla giustappunto ai Dirty Three nel 2009, non avremmo mai ascoltato questa ipotesi di Leonard Cohen che si abbevera alla scuola dei cantautori texani, però consapevole della catatonia di Mark Kozelek e dello slancio di Micah P. Hinson.

Capace, al posto di un romantico cinismo, di porgere cose commoventi come Honeymoon Is Great, I Wish You Were Her e il folk dall’afflato gospel Drive Her Out aprendo il cuore su un piatto d’argento; di toccare un vertice sublime in una Country Dumb da Townes Van Zandt in transito dal border al paradiso. Perché ha compreso che, se qualcosa è onesto e sincero, deve abbandonare il solipsismo e trovare l’altrui riscontro. Perché l’Arte è comunicazione, e benché si tratti di un disco refrattario e scontroso, basterà un’ora al giorno per trovare un amico che accomapgni al di là delle miserie di ogni giorno, non soltanto delle musichette che si dimenticano a una settimana dall’uscita. Ci vuole coraggio e talento per questo.

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