Recensioni

Il secondo episodio cinematografico di questo ennesimo prelievo dai tipi della Marvel comincia dove si era interrotto il precedente capitolo, Iron Man (Jon Favreau, 2008). Il protagonista Tony Stark, Robert Downey Jr., si toglie la maschera e urla al mondo la propria identità. Come spesso capita con gli adattamenti delle storie di supereroi, nel secondo episodio, all’affermazione e manifestazione pubblica del protagonista, succede la difficoltà di collocarsi nei ranghi sociali e di dialogare con le autorità, qui l’esercito degli Stati Uniti d’America. In più, altro topos narrativo condiviso, le condizioni di salute di chi incarna il ruolo del supereroe si aggravano tanto da mettere a repentaglio la sua vita e la sua lotta contro il male. Il reattore che lo tiene in vita, alimentato a Palladio, lo sta dannosamente contaminando di scorie difficili da smaltire.

C’è un cattivo, si tratta di un fisico russo, Ivan Vanko, Mickey Rourke, che dopo anni di prigionia riesce a mettere in pratica la sua vendetta nei confronti del nome Stark. All’antagonista sarà dato aiuto dal peggior rivale commerciale dell’ex costruttore di armi, Justin Hammer, Sam Rockwell. C’è anche un nuovo compagno di battaglie, Don Cheadle nei panni del Tenente Colonnello Jim "Rhodey" Rhodes. In Iron Man il ruolo del militare era interpretato da Terrence Howard.

Il film non stravolge la logica semplice della successione narrativa tipica dei comic movies e all’interno di un genere ben specifico e dai confini ben nitidi dà il via a un buon sequel e funge da teaser per un terzo episodio attualmente in lavorazione. Come alla fine del primo film era mostrato il ritorno a casa del protagonista dopo l’ammissione d’identità e l’incontro con un misterioso personaggio interpretato da Samuel L. Jackson; allo stesso modo qui, dopo tutti i titoli di coda, ha luogo una brevissima sequenza dalla quale si evince che, in Messico, è stato rinvenuto qualcosa, o qualcuno. Un istantaneo zoom su un martello nella sabbia e tutto è rimandato di un anno o due. Si tratta, a quanto pare di Thor, altro reclutato, dopo Iron Man, nello S.h.i.e.l.d. di Nick Fury, Jackson.

Lo stare nei canoni del genere non ferma l’iniziativa di Jon Favreau, anche attore qui, e del suo sceneggiatore, il poliedrico Justin Theroux, brillante attore altrove. La coppia rende il personaggio di Stark sempre più calzante e consolidato sulle corde di quanto mostrato nel film del 2008. Il pubblico si affeziona a una figura come la sua, perfettamente adesa al volto e ai modi di Robert Downey Jr. Ironico e scanzonato, distrattamente miliardario, avezzo all’alcool e alla compagnia femminile, scurrile e mai banale, si avvicina qui, dopo lunga attesa, alla sua segretaria Pepper Pots, Gwyneth Paltrow, dopo aver flirtato con la nuova arrivata, la polifunzionale Natalie Rushman/Natasha Romanoff, Scarlett Johansson.

Il film fa sorridere spesso e ridere a tratti. Avvince e convince nell’eccesso luccicante del product placement endemico agli high concept movie come questo. Si arricchisce, poi, del tratto tipico dei sequel di successo per il quale la riconoscibilità di figure e mezzi è un richiamo all’attenzione dello spettatore che corre a vedere le nuove avventure dell’eroe. Mancante completamente è, purtorppo, l’approfondimento dei tratti dell’antagonista Vanko, del quale è troppo poco detto e solo lasciato intendere. I connotati per la creazione di una nemesi mitica, si prenda il Joker di Heath Ledger in Il cavaliere oscuro (The Dark Knight, 2008), ci sono tutti ma vengono tralasciati in favore del montaggio e del ritmo sebbene Rourke colmi di se ogni inquadratura.

Montando velocemente insieme battute vincenti, gadget tecnologici all’avanguardia, un invidiabile lifestyle e le migliori canzoni degli AC/DC, il film arriva in Italia inondando il mercato di 604 copie e la programmazione nelle multisala è oberata per far fronte alla richiesta sia di biglietti, sia di introiti da parte della distribuzione, incassando 3.536.021 euro nel primo weekend.

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