Recensioni

L’avevamo lasciata ben cinque anni fa Jolie Holland con un disco che prometteva bene. Oggi torna nello studio casalingo accompagnata dai Grand Chandeliers: gli amici di sempre Shazad Ismaily al basso e Grey Gersten alla chitarra e in più il cameo straordinario di Mark Ribot nel downtempo blues di The Devil’s Sake.
Se ai primi ascolti il disco può sembrare un po’ troppo derivativo e formalmente statico, col passare dei minuti (e probabilmente dei loop), si scopre come la texana abbia trovato uno stato di grazia cavalcando la tradizione (vedi la cover di Townes Van Zandt Rex’s Blues) e rivangando i suoi blues (Littlest Birds l’avevamo infatti già sentita nel debutto Catalpa del 2003). In più ci sono l’omaggio al blues elettrico di Neil Young (l’opener All Those Girls), le puntatine rock slo-mo southern (Gold And Yellow), le visioni con violini oniric-country (June) e pure le strizzatine d’occhio al pop acustico (Wreckage).
Un quinto album che conferma la Holland come una delle più interessanti voci americane fuori dalle ‘scenes’, dentro un cammino che col passare del tempo si rivela pieno di personalità e di continua voglia di mettersi in gioco. Ben fatto, Jolie.
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