Recensioni

L’eredità dei Novanta dei gruppi italiani si disperde oggi in centinaia di proposte, che alle volte sottolineano come quel laboratorio – che fra gli altri ha visto lavorare gli Üstmamò, i Disciplinatha, i Subsonica, la Bisca e (sì, pure loro) i CSI – avesse idee e propositi ben al di sopra dello zeitgeist, confinato spesso in fanatismi spiccioli ed effimeri. Gli Jolaurlo di Marzia Stano (frontgirl e vocalist del combo pugliese) partono sull’ultima canzone di questo terzo album da una connessione con il famoso Consorzio: Annarella (registrata dal vivo) è il cordone ombelicale che ricollega l’ultima fase delle molteplici creature di Ferretti all’oggi post-tutto.
Questo link azzardato, ma non troppo peregrino, ci permette di accostare il gruppo per affinità strumental-vocali alle derive electro del gruppo della Redeghieri (amica di Giovanni Lindo) in un sentiero che è anche – ovviamente – influenzato dal presente. Il lag temporale che intercorre dall’ultimo lavoro della band dell’appennino reggiano viene rimpolpato con riferimenti ai Prozac+ (Polistirolo), ai Subsonica più dancey (Il Buio) e in certi episodi anche agli Ottanta più sintetici di OMD, Soft Cell e Ultravox, oggi in sommo rispolvero (Chiaroscuro, Banale).
Prodotto dall’impareggiabile Casasonica di Torino (Ale Bavo il mastermind dietro le quinte) il disco suona ottimamente, ha una buona carica e si configura come un prodotto dal sicuro potenziale radio-pop. Se questi fossero stati gli obiettivi di Marzia e dei suoi colleghi, il bersaglio è stato centrato in pieno. Beninteso: lo iato con i padri nobili è tutt’altro che colmato e se il combo volesse alzare il tiro contro l'erosione temporale, è proprio sui testi e sulla poetica che dovrebbero lavorare. C’è ancora molta strada, ma l’impegno e le 'good vibrations' di Meccanica e natura meritano il dovuto riconoscimento.
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