Recensioni

John Talabot si cimenta nella popolare serie Dj kicks e il suo non può che essere un viaggio tra il celestiale scazzo, la savana più terrigna e una dance floreale, da giardino botanico. Filo diretto con il caso discografico che è stato ƒin su Permanent Vacation (disponibile anche in una consigliatissima deluxe edition), la compilation rappresenta forse il migliore amplificatore e dilatatore delle produzioni dello spagnolo: anche qui grande attenzione per l’architettura complessiva, tracce che scorrono come l’acqua, l’una nell’altra, lungo i bordi della nu disco e di certe malinconie 80s, seguendo un macro (world) mood tagliato di fino in cesellate variazioni, sempre con l’occhio attento sui bpm e sugli strati di synth (strumento abbondante e cruciale nella poetica del ragazzo).
Moltissimi i brani presenti in mix particolari o rari; praticamente, ogni cosa è stata missata e plasmata su una invidiabile visione d’insieme, a partire dai preziosi gradienti equatoriali: gli innesti latini nei ritmi africani in The Grasshopper Was The Witness di Harmonious Thelonious (ovvero Stefan Schwander) – nel remix di Elmore Judd & Rowan Park – che scivolano in un’afosa Anagrama di Tempel Rytmik, oppure il remix dei Maps di Andy Stott (I Hearsd Them Say, ovvero quanto di più solare si sia sentito nelle sue produzioni) che s’abbandona in ellittiche sintetiche con la Zero Centre di Pye Corner Audio/Martin Jenkins (producer già avvistato su Type e Ghost Box, di cui consigliamo vivamente l’eppì Superstitious Century).
Talabot è inoltre sapiente nel togliere a piacimento luce al mix: con Escape To Nowhere di Motor City Ensemble, Innermind di Paradise’s Deep Groove o Streets di Abby (nel remix di Wraetlic) il viaggio inforca l’autobahn, s’accendono i fari, cala una certa oscurità nel canyon ritratto in copertina e si dispiegano scenari 70s, già ben piazzati ovunque nel mix, ma ancor più espliciti nella Sideral di Talaboman, ovvero lo svedese Axel Boman e lo stesso Talabot, altro bel tocco tra ritmo e incanto prodotto esclusivamente per questa compilation (come l’inedito Without You del solo producer, traccia non memorabile ma perfettamente funzionale al mix).
Sempre riguardo ai vari dettagli, tra scelte e produzioni, segnaliamo certa ebm tagliata soul dream (l’ottima Klinsmann, ancora di Boman), una traccia “very Colonia” che, secondo Talabot, riassume perfettamente il sound Kompakt (Silikron di Kron nel Jürgen Paape Remix), della vintagistica anthemica di marca house in Old Song di Max Mohr, sempre nel viatico tra il quadretto melodico e una etnicità seppiata da cartolina instagram (vedi anche Tai Po Kau di Samo Dj) e la malinconia inscenata nel finale It’s All Over dell’amico e collaboratore Pional, ovvero Miguel Barros (occhio al suo 12” su Young Turks, Invisible / Amenaza), nella ri-edizione del bravo Locked Groove / Tim Van de Meutter, producer tra le altre cose affiliato alla Hotflush.
Talabot ha dichiarato che questo mix rappresenta il suo mondo musicale, il suono in cui è stato immerso negli ultimi anni. Non è proprio un club mix, bensì un biglietto da visita delle sue influenze e della sua storia d’ascoltatore. Che questo Dj Kicks s’appiccichi come una seconda pelle a chi lo ascolta, è forse il migliore dei complimenti che si possa fargli.
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