Recensioni

7.5

Quinto capitolo della saga Joan of Arc che, come annunciato, fanno uscire il loro album “rock” prima di quello sperimentale, previsto per i prossimi mesi per la Perishable. Nonostante questa scelta programmatica, con conseguente assenza di Jeremy Boyle, l’orientamento verso la forma-canzone, e il solito manipolo di collaboratori (non è un caso: Califone in primis), il suono del gruppo di Chicago rimane sempre quello.

Le canzoni infatti anche stavolta si perdono fra un’emozione trattenuta e un continuo bisogno di trovare equilibri (anche intellettuali), e non sarà certo una superficie pop a far cambiare idea a Tim Kinsella & soci. Per quanto sia un disco quieto, pacificato quasi, e appunto pop (le melodie non mentono mai in proposito) è la struttura ad essere come sempre minata nelle sue basi. C’è sempre qualcosa di geniale e noioso in questa operazione auto-referenziale dei Joan of Arc nelle cui mani la materia indie-rock si sfalda e si ricompone in continuazione; e non è un caso che appena si lascino andare, come in Diane Cool and Beautiful, nell’essenzialità di Hello Goodnight Good Morning Goodbye o nella marcetta di Olivia Lost, tutto sembra trovare – finalmente – una via d’uscita.

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