Recensioni

6.8

Figlio un po’ del fortunato sodalizio con Tony Allen (l’Inspiration/Information del 2009) e di una lunga collaborazione con i sodali Kabu Kabu, il nuovo The Mystery Of Aether di Jimi Tenor è l’ennesima tappa di un viaggio nel mondo afro-lounge-jazz-exotico-blaxploitation per big band e fiati. Un trip che il Nostro ha intrapreso con forza prima con Beyond the Stars e poi con l’afro ensemble di stanza a Berlino in Joystone.

Ora come ora il Tenor elettronico su Warp non è neppure più un ricordo, calato perfettamente in un immaginario vintage tra Strut, Fantastic Voyage e Vampisoul. Il finalandese, inforcando la direttrice afro-jazz cinematografica, continua a testa bassa su un immaginario testardamente retrò a cui, bisogna ammetterlo, non manca più nulla in termini di sfumature (le soundtrack fantascientifica di fine Sessanta, la psychedelia bucolica dei primi 70s, il jazz-rock più esoterico, il mambo, suoni da balera latina ecc.), smalti (questa volta Jimi si costruisce anche gli strumenti da solo) e influenze (Martin Denny, Sun Ra e ovviamente gli Africa 70 di Allen, ma anche tante chicce come scampoli di folk-prog sempre primi Seventies).

Come nelle migliori parabole da world hyppie, quest’album parla d’esplorare il cosmo per il nostro bene materiale e spirituale. In brani cantati come Universal Love, Eternal Mystery, Dance Of The Planets e Resonate And Be ci si riferisce addirittura alle particelle di noi umani che risuonano nella canzone suprema del cosmo. Tutto il folklore è ovviamente parte del gioco (certi passaggi da Pantera Rosa à la Lounge Lizard – Africa Kingdom – lo confermano) e di un disco svagato e generoso. Il perfetto album per chi si trova nella fase di scoperta di questo tipo d’ecletismo dalle parti di Strut e co.

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