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Tanto prolifico quanto imprevedibile, da sempre cosi eclettico da arrivare a toccare i limiti dello schizofrenia stilistica, il finlandese Lassi Lehto in arte Jimi Tenor può guardare con orgoglio ad una carriera trentennale dall’alto di una discografia che vanta più di venti longplayer ed un numero imprecisabile di singoli e collaborazioni varie. Dall’amore per le musiche del continente africano – come ben dimostrato dal suo più recente album Aulos e soprattutto dallo stupefacente Inspiration Information in coppia con il motore dell’afrobeat, lo scomparso Tony Allen – per tornare indietro nel tempo ai suoi esordi nell’avanguardia con gli Shamans, proseguendo con i suoi primi due inclassificabili album solistici Europa e Sähkömies – tra electro, jazz e lounge music – passando per i suoi lavori forse più noti, quelli realizzati per Warp Records.
Ed è proprio da quest’ultima fase che è tratto il materiale contenuto in questo Deep Sound Learning (1993 – 2000). Diciannove i brani inediti in tracklist, rispolverati tra materiale d’archivio e selezionati personalmente dall’artista in collaborazione con la label tedesca Bureau B, tutti contraddistinti da un tipo di estetica facilmente identificabile con quel particolare periodo storico ma interpretati in tutto e per tutto in perfetto stile Tenor. Minimali e spartani dal punto di vista della produzione, secondo una stoica etica da one-man band ma pieni zeppi di sofisticate invenzioni melodiche ed armoniche – costante testimonianza del suo background radicato nel jazz più indisciplinato – e disparate ed avventurose influenze ritmiche e stilistiche, a tratti bizzarri, buffi, lascivi e kitsch, sempre intriganti.
Tanto quanto brani come Exotic House Of The Beloved, Jameson, Downtown, Bondage e O-Sex sembrano essere irriverenti e sghembi omaggi a maestri dell’orchestrazione quali Quincy Jones e Lalo Schifrin, cosi la dilatata Dub de Pablo internalizza la lezione impartita dei produttori giamaicani dell’era d’oro del reggae riproducendola in una dimensione completamente elettronica, mentre le slow-jam My Woman, Doin’ Alright e Heinola ci mostrano un Jimi Tenor novello Prince virato lo-fi in vena di sensuale romanticismo.
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