Recensioni

6.6

Splendido packaging seppiato con foto d’epoca per i Jewels for a Caribou.
All’interno un francobollo di Hong Kong e si entra subito nel mood.
Voce scura e alcolica, banjo pizzicato, spazzole sulle pelli,
organetto. E’ ancora Tom Waits, sono ancora
Appalachi, il suono della sega come fantasma o sirena ci fa accomodare
dietro la Processione del  Cuore Nero. Sono lente ballate di ottima
fattura (è sempre e solo questo, affatto scontato, dettaglio a fare la
differenza, soprattutto per materiali di questo genere), morbide e
calde di rassegnazione. Non deve essere facile vivere a Savignano sul
Rubicone quando nel cuore si hanno pub malfamati, mosche da bar,
l’epica quotidiana di Bukowski e Jarmusch. Non si può restare giovani
per sempre e a che scopo poi? In questo Grandmothertutto è al posto giusto, i suoni sono ben registrati, i riferimenti
sono chiari e ben digeriti, fatti propri, incarnati. Sono il primo ad
obbiettare sulla necessità o meno di continuare lungo questo cammino,
ma mi rendo conto che per musicisti (e persone) come queste, della
modernità, dei suoi tempi, delle sue fisse e mode, non importa nulla (e
ne sono in un qualche modo confortato). Sono anche convinto che per
dischi come questo ci sia (e ci sarà sempre) ancora spazio ed un
discreto numero di cuori disponibili.

Amazon
SentireAscoltare

Ti potrebbe interessare

Le più lette