Recensioni

«Emergency is evident now». Così ci ammonisce, Jehnny Beth, all’inizio del brano di apertura, nonché rappresentativo singolo di lancio, Broken Rib, crudo e viscerale. Per andare avanti, a squarciagola: «We learn to breathe with a broken rib» («Impariamo a respirare con una costola rotta»). Quell’emergenza che già si era palesata all’orizzonte nel 2020, anno di uscita, in piena pandemia, del primo album da solista To Love Is To Live, cupo, epico, moderno. Quell’esordio in proprio era stato realizzato con l’importante collaborazione di Flood e Atticus Ross.
Adesso, per You Heartbreaker, You, la rocker francese, Camille Berthomier all’anagrafe, trova forza deflagrante nell’essenzialità della ripartenza interna: tutto è stato infatti realizzato assieme all’inseparabile Johnny Hostile, dalle registrazioni alla produzione, in completa autonomia, compresi gli aspetti visivi (copertina, videoclip). Ciò, appunto, non significa un ammorbidimento del registro, anzi: le nove tracce in programma si riallacciano ancora all’industrial e al (post-)punk, quindi in questo secondo caso alle origini con la band-madre Savages, rilevante ai tempi in repertorio, azioni, scelte e parole-manifesto.
Non scende a compromessi, Jehnny Beth, ribadendo la sua anima ribelle e istintiva, radicata qui a livello sonoro più nei Nineties che negli Eighties, per un sound abrasivo, fisico, rumoroso, caotico ma compatto: No Good For People guarda direttamente ai Nine Inch Nails, mentre Obsession è un torbido crossover di ritmiche dark trip hop post-Massive Attack e impeto soul-rock che racchiude, nel suo ritornello, il medesimo titolo dell’intero lavoro. La voce è quantomai aggressiva e strafottente, seppur con cuore: l’attitudine che ha reso Beth un’icona, sia sopra sia giù dal palco (al cinema, nei panni di conduttrice del format ECHOES di ARTE).
Out Of My Reach richiama la St. Vincent di MASSEDUCTION e nel testo più o meno volontariamente This Is Love di PJ Harvey («How can it be so complex / I just wanna see you undress»), Reality – oltre a citare Scarlett Johansson – condensa il senso supremo di ogni cosa via spoken urlato al cardiopalma, in frantumi: «anyone who does anything with their heart knows one day they’ll have it broken»: episodi che non sortiscono però strappi profondi. Così come I Still Believe e Stop Me Now, che inglobano riffettoni e refrain più melodici.
La conclusiva I See Your Pain sembra placare i toni, per poi comunque esplodere, smascherando l’ipocrisia individualistica dei nostri giorni, proseguendo dunque a porsi per certi versi gli stessi interrogativi della vecchia Heroine («We want our heroes to be pure / Your heroes to be insecure / Everyone’s so strange…»). Dovendo scegliere, High Resolution Sadness è il pezzo più coraggioso ed estremo del lotto, un proiettile di rabbia hardcore dove la “tristezza in alta risoluzione” non è altro che una risposta a “un mondo che è sempre un disastro“.
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