Recensioni

6.9

Sarebbe alquanto bizzarro parlare di crescita o di cambiamento quando ci si trova di fronte all’album d’esordio di un artista. Per Jeanne Added, tuttavia, che arriva alla pubblicazione del suo primo disco Be Sensational all’età di 34 anni, la situazione è diversa e porta a dover considerare interamente il suo passato musicale, nonostante quest’ultimo non comprenda un vero lavoro da solista. Nata a Reims (nella Francia nord-orientale), inserisce la sua formazione in generi musicali classici ed esclusivamente accademici: studia violoncello e canto lirico al conservatorio per poi esibirsi con diverse jazz-band del paese. Dal jazz impara l’arte dell’improvvisazione e la potenza vocale: nelle sue prime collaborazioni, infatti, il canto è puro e pulito, e arriva a ricordare Regina Spektor in quanto a profondità di voce e prestanza. Poi la virata graduale a partire dal 2011, quando i The Dø la invitano a prendere parte al loro tour. Influenze indie ed elettroniche la trascinano su un terreno lastricato di electro-pop ancora poco testato dall’androgina cantante francese.

Con Ep#1 (dicembre 2011) avviene la transizione, ma è con Be Sensational che si attua la sua vera rinascita. In questo caso la liaison artistica con Dan Levy – componente maschile dei The Dø – mantiene un ruolo fondamentale, perché concede alla cantante francese quella sferzata elettrica che le mancava. Non solo. L’electro-minimalista scuro di Levy butta l’occhio furtivamente al suo repertorio di compositore di colonne sonore, dettaglio da non sottovalutare nell’analisi delle parti musicali di Be Sensational. La base della scurissima title track per esempio, sembra descrivere paesaggi distopici da film sci-fi; poi entra in gioco la voce aggraziata ma cupa di Jeanne e il suo basso elettrico, e sei cotto. L’impianto vocale ricercato e ben strutturato – proveniente dal suo codice genetico classico e jazz – lascia intravedere un sostrato quasi maniacale, per la purezza e la perfezione. Basti ascoltare Suddenly. Forse viene a mancare proprio qualche sbavatura nei momenti giusti, cosa che si può verosimilmente trovare negli spettacoli dal vivo. Detto questo, l’impianto melodico e la sospensione tra voce calda e bassi scuri sono decisamente efficaci.

Nella direzione presa dalla Added si possono incontrare musiciste che da anni inneggiano al pop alimentato a sintetizzatori e distorsori. Si potrebbe dire che la Nostra sia una Peaches meno icona, una St. Vincent meno stroboscopica, una Lonelady meno wave o ancora una Tying Tiffany meno italiana. Ma è sicuramente più blue di tutte loro. In questo disco, infatti, la cantante champenoise sottoscrive una certa vena di tetra solitudine, nell’atteggiamento come nella voce. I brani che sembrano vestirla meglio sono quelli malinconici e sepolcrali – come Miss It All e Ready – invece di quelli direzionati verso il pop (Back To Summer e It). È malinconica, anche se cazzuta. Il singolo A War Is Coming ne è la prova, una sfida post-punk in chiave minimal. Nel video di questa canzone, in bianco e nero, la musicista sembra dichiarare guerra a se stessa, a una regina fatta di glitter e sangue.

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