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7.5

Non è un caso che nell’ultima puntata annuale di “Battiti”, la trasmissione di Radio 3 fiore all’occhiello per le indagini sulle musiche avant, i fiorentini Jealousy Party siano stati inclusi in una sorta di speciale sui gruppi nipponici. Tra Ruins e Ground Zero, Cibo Matto e Hotomo Yoshihide spiccava il combo aperto del giro Burp Enterprise con alcuni estratti da questo ultimo lavoro, a dimostrare più di un’affinità con mondi, quelli dei nippo, così alieni e alienati per noi europei.

Frammentazione, disincanto, autoironia, sagacia decostruttiva e totale iconoclastia sono infatti il pane quotidiano della formazione aperta di Mat Pogo e Roberta WJM Andreucci, così come l’insalata mista di jazz fratturato, loops (a)vari(ati), fiati sconnessi, hip(otesi) hop e totale disconnessione dal già noto – la formazione si sa, è mobile e include a vario titolo tutta la famiglia Burp, da Ricci ad Andreini, passando per Nicotina, JD Zazie et alii – l’humus su cui far germogliare nuove e sempre più gustose pietanze. Non stupisca la forzata metafora “mangereccia”, poiché, come titolo recita, Mercato Centrale è l’ennesima dimostrazione della lucida follia, insieme global e glocal, con cui la combriccola tratta la materia musicale. Il mercato, luogo centrale della città comunale, spazio di incontri e scontri, territorio comune di commistione culturale per antonomasia – vale per le merci, ovvio, ma le merci trasportano culture e tradizioni da sempre – diviene luogo ideale (e ideologico) per far fiorire una musica che è melting pot, minestrone, (con)fusione di “n” mondi in collisione, esperienza di un’alterità fatta in casa con pochi – in apparenza – ingredienti e moltissima capacità e creatività, oltre che tributo al cuore (anzi, alle viscere) della città d’origine.

Sbuffi e slabbrature, fiati ed elettroniche, fratture ritmiche e curve a gomito sulle strade meno frequentate e più accidentate del (free)jazz-funk sperimentale e improvvisato, si rincorrono nelle diciassette tracce imbustate letteralmente dentro un sacchetto di carta per alimenti. E impreziosite, oltre che da “gadget” poveri dal mercato, anche da un’elaborazione sui testi che mischia le frattaglie di un (non)linguaggio caotico come quello del mercato – voci che si sovrappongono, frullano, si intersecano, si fondono come in MC Belvedere, Mani Addosso o Nel MC – al concetto di linguaggio per i JP. Con un sapiente uso della (ri)costruzione linguistica, Pogo & co. riducono i testi a un fluviale atto di ricreazione freestyle, di alterazione del senso comune tramite assonanze e dissonanze, allitterazioni geniali e calembour sincretici, mischiando canzonetta popolare a rivisitazioni avanguardistiche, messaggi ideologici e distanza dal banale della quotidianità. Un gruppo del domani ma che va compreso in questa piatta e scialba contemporaneità.

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