Recensioni

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Mistero sul nuovo James Chance? Nient’affatto, The Fix Is In è solo una riedizione – formalmente a nome James Chance & The Terminal City – di quel Get Down And Dirty del 2006, stampato a suo tempo dalla Winfd Bell, in Giappone, e poco frequentato dalle nostre parti. Sembra comunque un disco del tutto nuovo, e ha quanto basta per fare notizia, specie a causa del DVD di bonus con 24 minuti tratti dalla vita di Chance/White e dal concerto the suoi Contorsions all’ATP che fu curato da Vincent Gallo, nel 2005.

Il primo commento è un non commento. Le stecche alla voce di Blonde Ice, su tappeto di facile ascolto, non mettono più in moto quella ricerca critica e quel ragionamento che prova a scavare e andarci sotto. E da lì la chiave potrebbe restare la stessa per tutto il disco. Il mostro della no wave, uno dei suoi geni, con la scusa di suonare, con un settetto, un omaggio alle sue origini, un po’ be-bop, realizza cose molto più vicine alla lounge e al grottesco.

Prendiamo la title-track, la facilità del tema su cui il combo imbastisce per otto minuti la cavalcata hard-bop da piano bar. Il canto di James è più convincente quando diventa urlo e latrato, ovviamente trovando il meglio di sè. Ci accorgiamo, poi, scoprendo l’acqua calda, che alla fine ciò che ci piace di più è il sax free alla Albert Ayler che cerca di fuggire, pur facendo finta di trovarsi a proprio agio; ricerchiamo sempre la dissonanza, la freakeria (in senso letterale: l’abnormità del suono) e non il ludico divertimento intellettuale che sembra suggerire questo disco. Che, a conti fatti, si basa sulla linearità, finendo con il lasciare un ricordo un po’ tiepido.

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