Recensioni

7.3

Per chi li segue da tempo (e, ovviamente, anche per i cinque membri) questo nuovo lavoro degli Irreversible Entanglements segna un traguardo e – volendo – un riconoscimento se non dovuto quantomeno notevole. Protect Your Light li traghetta dalla ottima e indipendente International Anthem di Chicago – che aveva pubblicato i loro primi tre dischi – alla Impulse!, etichetta newyorchese che non ha certo bisogno di alcuna presentazione. Coronamento di un percorso che dal 2017, col debutto omonimo, ha via via posizionato  con sempre maggior convinzione la proposta di Camae Ayewa, Luke Stewart, Aquiles Navarro, Keir Neuringer e Tcheser Holmes nel fulcro della scena jazz mondiale per la bravura dimostrata nel condensare cavalcate incendiarie libere e spoken word politico, dando nuova linfa a uno spiritual che, per questo, potremmo ribattezzare a diventare corporal jazz. 

In questi anni d’altronde la crescita del quintetto – che dal vivo resta fenomenale – è passata anche attraverso un’evoluzione sonica (questo lavoro è stato registrato ai leggendari Van Gelder Studios) fatta di elettronica dal vivo, sovraincisioni e strumentazione aggiuntiva che, espande il suono degli IE senza snaturarlo. 

L’apertura di questo nuovo lavoro, Free Love, potrebbe per certi versi trarre in inganno in questo senso, facendo intravedere una struttura quasi “pop”, con motivetto irresistibile, intro, ritornello. Pure qualche effetto sulla voce non esattamente fedele a una dimensione live come spesso eravamo abituati. Non è invece che un’introduzione (e una dichiarazione d’intenti di amore universale) per quaranta minuti di fuoco, lo stesso cui rimandano il titolo e la copertina. È lo stesso fuoco che anima i cinque dal vivo, e che qui viene cristallizzato nei ritmi caraibici e nei fraseggi dei fiati della title track – preludio a una Our Land Back in cui è Moor Mother a ritagliarsi la scena con parole di rivendicazione e speranza – così come nelle due suites centrali: Soundness si espande come scintille nell’aria sostenuta dalla mitraglia al contrabbasso di Stewart, root⇔branch è un’elegia alla scomparsa Jamie Branch, amica e compagna di etichetta, che non indugia troppo nel dolore ma anzi si trasforma in una fantasmagoria giocosa inneggiante alla libertà: “possiamo andare dappertutto / essere liberi”.

E in effetti è ricorsivo il tema della libertà: c’era in Open The Gates, il precedente disco, l’invito a cercare di scardinare sovrastrutture e schemi, e c’è oggi fin dal principio di Protect Your Light, un sentiero che conduce alla sussurrata Celestial Pathways (“Portami al fiume / in un passato profondo / prima dell’olio / e dei piani divini”), e ancora alla tensione malinconica guidata dal sax di Neuringer nella conclusiva Degrees of Freedom, dove spiccano il pianoforte di Janice Lowe e il violoncello di Leslie St. Lewis. Libertà che deriva dalla consapevolezza, consapevolezza che è alla base di ogni lotta per la giustizia. 

In un disco che segna profondamente la crescita e l’espansione del quintetto statunitense, è la inusuale Sunshine a fare da centro di gravità del lavoro, non fosse altro che per gli elementi di novità che incarna: qui il piano di Janice A. Lowe e la voce di Sovei trasportano in territori mai attraversati dagli IE. Tramonti malinconici prima si accendono e poi sbiadiscono, mentre distrazioni elettroniche inclinano la tranquillità, relegando lontanissimi gli strumenti. Il suono di Camae Ayewa, Keir Neuringer, Aquiles Navarro, Luke Stewart e Tcheser Holmes è in forma smagliante.

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