Recensioni

7.2

Appare quasi come uno scherzo del destino l’arrivo del disco più lungo, ricco e maturo degli Intercity in piena ondata it-pop, indie-pop o chiamatelo come volete. Una beffa che potrebbe ricondurre il lavoro dei fratelli Campetti – che arriva a valle di un percorso artistico fatto di sacrifici, ricerca e minuziosità – ad una wave ormai sempre più satura e stanca, ma che in realtà ha solo marginalmente a che fare con quanto accaduto nella musica italiana negli ultimi quattro anni. Laguna, 22 tracce di quel cantautorato raffinato e complesso, compendio ideale della scrittura multi-strato della band, per nulla avvezzo a ripetizioni o a soluzioni semplici, è la via d’uscita alla playlist “Indie Italia” di Spotify, è l’urgenza creativa che guarda alla melodia italiana, al cantato, alla poesia, alla composizione, prendendosi tutti i rischi e il tempo necessario per operare con un approccio più ragionato, intelligente e maturo.

Che siano la corse in avanti tra le più classiche soluzioni derivate del nostrano rock d’autore (Scatto fisso, Zenith), gli scatti in avanti elettronici (Joshua, Le piante di canapa, R.A.T.M.) o i movimenti al rallenty in punta di archi, di fiati (Limbo, Periferie) o di piano (Sparta, Argo), il tutto prima di riprendere il proprio cammino (Sweet panda), in questo disco doppio gli Intercity sono riusciti a far coagulare il meglio della loro produzione fino a questo momento. Un lavoro del genere potrebbe apparire come sovrabbondante o fuori tempo massimo – e in questo assimilabile all’ultimo, mai abbastanza apprezzato, disco degli Amor Fou – ma Laguna rappresenta la sublimazione migliore di quella forma canzone in grado di declinarsi in tanti modi differenti, facendo tesoro delle lezioni del passato (da Battisti ai Baustelle) evitando la stagnazione nel presente e proponendo una propria exit srategy che a fine anno potrebbe portare ad annoverare il loro lavoro tra i migliori dischi dell’anno.

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