Recensioni

Post-punk fino al midollo, ma di quel post-punk all’americana imbastardito col punk più grezzo e, soprattutto, col noise-rock d’inizi 90s: questi, in definitiva, gli ultimi usciti dal calderone Sacred Bones, sempre più a suo agio con ibridi spazio-temporali, piuttosto che con rip-off di gruppi famosi (i riferimenti a Blanck Mass e Dream Police non sono casuali). Di questi Institute si sa poco o nulla, se non che vengono dal Texas (Austin, ad esser precisi, terra di psichedelici drogati e sfatti), fanno parte di vari gruppi punk della scena più oltranzista (Glue, Wiccans e Back To Back) da cui traggono linfa vitale per ciò che riguarda la comunicazione – vicina, ovviamente, al nulla – e l’intransigenza, e hanno già alle spalle qualche pezzo corto, come l’EP Salt sempre su Sacred Bones, un nastro e un paio di 12”.
Al netto, una bella sorpresa che rievoca il post-punk inglese primigenio, tutto linea di basso in primo piano, batteria metronomicamente ossessiva e chitarre inacidite (Cheerlessness), condito con nervosismo in bianco e nero, senso del groove imbastardito e riottoso che trasfigura giri vagamente post-punk (l’incipit di Leathernecks) in aperture “space-noise-rock” alla Hammerhead/Vaz (Cheaptime Morals), punk ridotto all’osso e tribaloide come si usava in Inghilterra tra i ’70 e gli ’80 (No Billowing Word), motorik deformato anarco-punk (Christian Right) e quant’altro si possa trovare nel mezzo. Ad aggiungere credibilità, un senso di scazzo/sfattume/disagio non indifferente che sembra rievocare sottotraccia le riottose rivendicazioni e l’essere fuori moda di tutta una serie di eroi del punk, dai Crass in giù. Bella botta, in definitiva.
Amazon
