Recensioni

7.1

Quattro anni fa, quando uscì il debut Sono All’Osso, fu difficile rimanere indifferenti di fronte all’irruenza sgangherata ma incendiaria de Il Pan Del Diavolo: una formula costruita sulla scarna potenza di chitarre, sonaglio e grancassa, combinata ad un lirismo combattivo e ironico che ti si piantava subito in testa per non uscirne più.

Sono appunto passati quattro anni, e dopo quell’esordio al fulmicotone, nel mezzo c’è stato un altro album, il discreto Piombo, Polvere E Carbone, che, a fronte di questo FolkRockaBoom, appare oggi come un intermezzo necessario per la crescita artistica di Alessandro Alosi e Gianluca Bartolo. FolkRockaBoom è infatti il terzo album del duo, quello che la vecchia guardia della critica musicale avrebbe definito un tempo come “il disco della maturità”. Aldilà di ogni stereotipo o luogo comune, ascoltando i dodici brani di questa prova appare comunque evidente la ricerca di un’evoluzione, di un percorso in grado di evitare la fossilizzazione entro i limiti di un genere ben preciso: quel combat-folk estremamente immediato e riconoscibile che ci aveva fatto conoscere i musicisti palermitani al loro inizio. Così, l’attitudine punk è stata smussata in favore di un approccio maggiormente bluesy e cantautorale, debitore tanto agli orizzonti desertificati di Gomez, Giant Sand, Calexico, quanto a una scrittura ragionata e più profonda, tutta italiana, a cui si aggiunge un certo gusto per il western morriconiano, iscritto da sempre nel DNA del duo. Ne sono prova brani come la title-track, che potremmo considerare come il riassunto di tutto l’album: canzone d’autore sporcata di polveri folk-rock e vocalità sopra le righe, unita a testi non-sense ispirati dagli strappi della vita quotidiana. Ricorrono ancora Tenco, Rino Gaetano, Edoardo Bennato, oltre alla smania urlatrice di Ghigo Agosti; quello che manca è semmai lo sberleffo debitore alla lezione di Buscaglione. Il tutto suona più serio e dunque più maturo, come confermano i toni polemici di Mediterraneo, altro esempio di quel crepuscolarismo meridionale ma imbevuto d’America che colora tutto il disco, o nelle brume tex-mex di Cattive idee, le stesse che ritroviamo in Un classico, una canzone che potremmo definire d’amore, anche se lontana dai soliti canoni.

A confermare la volontà di voler tracciare un ponte ideale tra la fiera appartenenza italica e gli orizzonti sconfinati dell’America, pensano Aradia e Il domani, registrati rispettivamente con Andrew Douglas Rothbard (The VSS, Pleasure Forever) e gli amici Sacri Cuori. Due pezzi che chiudono FolkRockaBoom pagando il tributo a tanta tradizione roots&blues d’oltreoceano, tirando inoltre le somme sulla natura attuale de Il Pan Del Diavolo: esaurita, come è giusto che sia, la prepotenza fragorosa del primo e secondo album, rimangono stile e sostanza, un nucleo riconoscibile e originale. Un capitale ancora prezioso tra i nomi del panorama underground di casa nostra.

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