Recensioni

5.8

Andiamo con ordine. Quando I Love It uscì era il maggio del 2012. In Svezia, paese natale di Caroline Hjelt e Aino Jawo, in arte Icona Pop, fece il botto e in breve tempo la mania si diffuse. Prima venne usato nel videgioco Need For Speed: Most Wanted, poi in Germania per uno spot Coca-Cola Light, poi nel reality americano Snooki & JWoww, in una puntata di Girls e in una di The Vampire Diaries. Il vero exploit, però, arrivò con la celebre pubblicità del Samsung Galaxy S4, in cui l’electro pop velato punk del singolone dell’estate 2013 sfondava i televisori di tutti e arrivava in qualsiasi discoteca o balera, dall’indie-snob alla commerciale. Sbarcò nel nostro quotidiano, ossessionandoci anche nei posti di villeggiatura più improbabili e, come ogni tormentone che si rispetti, quel non-so-che di intrigante che ci avevamo scovato inizialmente finì per perdersi nel fastidio, nel mal di denti.

Ecco perché l’arrivo di un intero album avrebbe dovuto finalmente svelare il mistero Icona Pop. Avrebbe dovuto schiarirci le idee e farci comprendere perché gente come Titus Andronicus, Cookie Monster e Florence & The Machine (non certo il punto più alto del mainstream) avevano sentito il bisogno di fare cover del brano più famoso della band. Ma la storia del duo parla da sola. Conosciutesi a una festa (e dove sennò?) in un periodo difficile per entrambe (una appena mollata dal boyfriend, l’altra zoppa per – parole sue – essere caduta da un trampolino dopo una sbronza), Caroline e Aino volevano sfondare in un modo semplice ed efficace. Il techno pop, l’EDM da college movie, sembrava la strada più sicura. Ma mentre l’EP Iconic (2012) e la release svedese omonima (2012) conservavano alcuni suoni sporchi e terrigni, s’allevavano su certi Crystal Castles e Kap Bambino indorati per adolescenti (sì, ancora più adolescenti), l’album definitivo This Is…  risulta già manicheo, troppo MTV-oriented per suscitare l’interesse necessario, è il trionfo della banalità. È come se la fretta d’arrivare (e di sfondare) avesse prevalso sulle (poche) idee buone. O, molto più probabilmente, è come se qualche produttore furbetto avesse scorto nel nome il presagio benefico di smuovere le casse. D’altronde, cosa fa un’icona pop se non questo?

Fatte le dovute precisazioni, This Is… è un disco che potrebbe funzionare bene nel circuito mainstream. È di certo più irruento e fresco di una Ke$ha, più electro di quanto punk fosse Avril Lavigne ai tempi, ma meno centrato della figura scoppiettante di una Christina Aguilera e ancora meno emotivo di una Rihanna, che, se non altro, ha una voce da rispettare. La tematizzazione, poi, è quella classica dello pseudo rrriot-electro, con le due tutte prese a recriminare spazi del girl power (Hold On, We Got The World), a pretendere un divertimento che sembra non arrivare mai da un party qualunque (All Night, On A Roll), a rivolgere preghiere ecumeniche al Santissimo Fine Settimana (Ready For The Weekend). I brani puzzano tutti di festini hard, di sbronze colossali e successive amnesie da hangover. Le ragazze hanno capito che la techno va per la maggiore, ma non sono state in grado di filtrarne l’essenza in un disco pop. D’altronde è normale aspettarselo da chi dichiara di essere una “nineties bitch”, perché è in quel periodo che dobbiamo cercare i fiori non sbocciati. Gli stessi fiori di un brano come Girlfriend, che fa esercizi – come Jay Z nel 2002 – sulla variazione del tema di Me & My Girlfriend di 2Pac del 1996. Solo che, mentre Jay Z stravolgeva l’apparato narrativo con la storia di Bonnie e Clyde e amplificava i sample della base con chitarre acustiche destinate a consegnare la canzone alle vette delle classifiche, le Icona Pop, ça va sans dire, non hanno questo potenziale e finiscono per scimmiottare il pezzo originale e condirlo in salsa Phoenix.

Non è tutto da buttare, in questo This Is… Brani come Then We Kiss o In The Stars (ma la stessa I Love It) funzionano bene con il loro retrogusto estivo e con la loro cadenza biascicata (for the record: la cadenza pop per eccellenza) che, solo per un attimo, prende il posto della cascata vulcanica e ribelle a cui le Icona Pop sembrano doversi appigliare coattamente. Insomma, per fare l’icona pop o, più semplicemente, per fare un disco pop non c’è bisogno di forzare la mano su quelle che non sono le proprie caratteristiche. Basta avere carisma e un pugno di melodie. E alle Icona Pop non mancano né l’uno né le altre.

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