Recensioni

Se ci guardiamo intorno, agli ex leader dei gruppi inglesi di successo degli anni ’90 sono toccate le sorti più disparate. C’e chi attraversa terribili crisi di mezza età (Brett Anderson), chi veleggia tranquillo, gratificato dagli odierni traguardi (Jarvis Cocker, Damon Albarn), chi dopo averci provato da solo fa la classica telefonata agli old pals: “rimettiamo su la band?” (Richard Ashcroft). E il “re scimmia” di Madchester, come se la passa?
Fra alti e bassi, è arrivato tranquillo tranquillo al quinto capitolo di una carriera solista senza infamia né lode, spesa per lo più in una dignitosa terapia di mantenimento. Preambolo dovuto, perché per Ian Brown questo è l’album della scommessa più grande, il suo What’s Going On. Almeno, per come lo vede lui. Per come la vediamo noi, ci è andato parecchio vicino: The World Is Yours mette assieme soul, hip hop, r’n’b, parlando proprio di quello che succede. Più che nei contenuti, la forza del disco sta in un sound mirato e fortemente ammiccante ai ’70, che mischia archi a cascata (la memorabile title track), breakbeat (On Track) e riff cicciuti e trascinanti (Sister Rose); la presenza nell’edizione deluxe dei 12 brani in versione puramente orchestrale non fa che dimostrare quanto il suo autore abbia mirato in alto in termini di suono e concetto.
La produzione azzeccatissima, coi fiocchi, va infatti a braccetto con una personalità che stavolta è difficile da ignorare, anche quando si cimenta nel più classico ballatone britpop come Goodbye To The Broken. Non per niente, per l’occasione Ian si e’ fatto aiutare da vecchi amici come Andy Rourke degli Smiths e Paul Ryder degli Happy Mondays, Steve Jones e Paul Cook dei Sex Pistols, nonche la pasionaria per eccellenza Sinead O’Connor nel singolo antibellico Illegal Attacks.
Retorica a parte, questo e’ un disco potente e – alleluia! – credibile di soul moderno. Beh, pare che padre Brown abbia trovato finalmente la sua strada, andando oltre quell’abbagliante bolla di sapone che era stata l’ingombrante band di cui aveva fatto parte tanto tempo fa. Come si chiamavano? Ah già, Stone Roses. Bene così Ian, e che non ti venga in mente di fare la “classica telefonata” a John Squire per rimettere assieme i cocci (vedi un po’ il papocchio che hanno combinato i tuoi amici Mondays…).
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