Recensioni

7.3

Se non mi sono perso qualcosa nel frattempo – e non lo escludo – fanno tre anni dal buon Humptamatic. In quell’occasione Humpty Dumpty si cimentava in inglese e abbozzava una sorta di psych wave forse mai tanto ambiziosa e definita, ferma restando la bassa fedeltà fisiologica e ideologica come segno evidente della distanza che il Nostro ritiene di dover porre tra sé e la “professione”. Perché, come chiosa egli stesso, l’arte va sottratta al capitale, “senso critico, cultura e buona volontà sono assai più importanti dei grandi investimenti”.

Concetti che lungi dal rappresentare un’introduzione folkloristica alla musica di Humpty ne sono invece l’angolazione poetica, equamente distribuita tra la fibra sonora ed i testi (ermetici, visionari e febbrili, in perenne conflitto con la carezzevole narcosi del quieto vivere). Che difatti ritroviamo alla base di questo Dissipatio H.D., album prodotto in perfetta autarchia (e distribuito in rigoroso free download) col quale il cantautore messinese torna all’italiano raccogliendo tredici pezzi onirici e agrodolci, insidiosi e suadenti, scabri e visionari. Anche quando la forma si stabilizza dalle parti della ballad acustica (Stupida davvero, La voce) c’è sempre un punto di dissesto nevrotico e di scuro fatalismo come residuo fisso del sottostare alle convenzioni, un filo di squilibrio sonoro speculare al dissesto etico.

Ci si muove quindi con determinazione scanzonata Hitchcock nello sconcerto caldo di L’assente (cantata assieme a Giulia Merlino), si attraversa una cortina d’insanità Faust’O (in una bruma di effetti ed espedienti ritmici) nella incalzante Condominium, si pesca gravità flemmatica tra De André e Mario Castelnuovo nel valzer inacidito di Samurai, s’insegue radiante tensione psych-wave ne Il vuoto vuole (azzeccato il ritornello di madreperla e tossine, tra angoscia illuminata Julian Cope e cuore in ambasce Depeche Mode). In questa sorta di implosione nel golfo mistico della cameretta da dove partono tutti i treni che si possono sognare, il carnet espressivo si rivela insospettabilmente vario e strutturato, si tratti delle nuance flamenche che stiepidiscono la sordida I corvi, del trasporto cosmico marezzato di riverberi setosi de La corrente (qualcosa tipo Barrett in un esercizio di levitazione Eno) o di quella Svegliami che sciorina tremori decadenti a due voci (l’altra è di Valeria Alfieri) un po’ come il Battisti di Due mondi col virus John Cale.

Se Alessandro/Humpty voleva sbatterci in faccia uno scarto cubitale tra le potenzialità espressive ed i pochi mezzi a disposizione, la missione può dirsi compiuta. Consideratelo insomma un disco buono in sé, ma anche un messaggio che più politico non si può.

Amazon
SentireAscoltare

Le più lette