Recensioni

E’ nuovamente l’accoppiata Avant!Records e Legion Of The Dead – quest’ultima appartenente agli stessi membri della band – a ristampare oggi la versione europea del secondo full-length degli Horror Vacui, complesso bolognese che alle melodie post-punk e dark wave unisce la grinta e l’aggressività di gothic e death rock, per una proposta diretta ed incisiva, tra oscure ritmiche vorticose e violenti impatti sonori che lasciano il segno. Return Of Empire uscì in origine nell’ottobre del 2014, un anno dopo l’ottimo esordio In Darkness You Will Feel Allright e successivamente a un’intensa attività live che ha visto i Nostri protagonisti in diversi tour, sia nel Nuovo che nel Vecchio Continente, confermandoli come solida ed abile realtà musicale nella scena gotica degli ultimi anni.
Non discostandosi troppo dai dettami stilistici dell’esordio, Return Of Empire vuole essere innanzitutto un monito per i fan della band che attendevano con ansia un suo ritorno in studio, ed in secondo luogo vuole anche criticare lo stato delle cose e la politica che caratterizza il Paese. Un ritorno, dunque, della supremazia musicale del gruppo all’interno del suo ambiente – poche band hanno il piglio e la grinta che gli Horror Vacui portano con sé sin dagli esordi – ma anche di una tagliente critica sociale.
L’arma di protesta suona come una gragnola di pezzi esplosivi, che non lasciano respiro all’ascoltatore per tutti i 35 minuti di disco. Vagonate di riff, percussioni scatenate e serratissime, vortici chitarristici affilati e dilanianti vocalismi oscuri che passano da un timbro grave a urla graffianti sono il piatto forte di questo ritorno in grande stile, che tra esplosioni gothic rock (l’ottima title track introduttiva, The Right Cure, Time, Screens Of Infamy), marce post-punk dalla potenza devastante (5000, Light Of Darkness) ed altre più pacate ma sempre espresse con la solita energia inesauribile (‘Till The Last Drop, Opus Tenebris), veicolano un messaggio di supremazia dell’oscurità sulla luce. Una rivincita del genere gothic-wave che non lascia scampo a nessuno, una vittoria schiacciante ben descritta dalla metaforica immagine di copertina che rappresenta un corvo che attacca una colomba papale.
Il nero che sopprime il bianco, un album che si fa arma di distruzione di massa eruttando la sua musica della rabbia. Un’abile progetto nostrano che imbastisce un manifesto di protesta potentissimo e devastante, dall’attitudine punk, e che vuole sia sputare in faccia all’ascoltatore, sia tenerlo sull’attenti con un prodotto di qualità che dona nuova linfa vitale alla scena.
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