Recensioni

Al solito fluviali, puntuti, generosi, ribelli, graffianti e punk nella essenza più totale, tornano i The Ex con l’ennesimo album di una discografia che sorprende ogni volta per dimensioni ma soprattutto per qualità. If Your Mirror Breaks è già dal titolo un disco politico, se non fosse tutto l’universo The Ex a esserlo: e lo è in virtù delle molteplici chiavi di lettura sull’attualità che ci offre.
Lo specchio del narcisismo patologico, lo specchio come doppio che si incrina, lo specchio frantumato come la rottura dell’illusione, collettiva ma anche e soprattutto individuale. Facile legare il tutto alla più stretta attualità soprattutto se si è sempre concepita la musica come un mezzo per arrivare altrove, per toccare corde, per sussurrare – mica tanto visti volumi e spigoli – come un grillo parlante.
Così la chitarra grattugiata che inaugura l’album – una Beat Beat Drums ispirata dalle parole di Walt Whitman – e il sing-a-long scioglilingua festoso e acido che lo conclude – una Great! tanto dissonante quanto irresistibile – sono gli estremi entro cui raccogliere una sorta di disco-raccolta di piccoli affreschi (una specie di raccolta di novelle, la definiscono i quattro) che tra riottose riflessioni su un presente alienato e alienante (la dissonante metafora di Spider And Fly) e denuncia sociale in modalità aggro-punk (In The Rain) o addirittura quasi da ballad (ehm) folk-punk (The Wheel cantata dalla batterista Katherina Bornefeld), ci restituisce un piccolo saggio di antagonismo in musica e parole che la dedica a Steve Albini non può che suggellare come una testimonianza di un tempo, un mondo, un atteggiamento, una ideologia ormai molto probabilmente prossime all’oblio, sostituite da uno specchio che illude, deforma, fagocita.
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