Recensioni

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Tra le band britanniche che godono in madrepatria di una certa attenzione mediatica, gli Hooton Tennis Club sono i più particolari. La loro musica sembra mettere tutti d’accordo salvo che, più o meno tutti, ne riconoscono una certa mancanza di fantasia a partire dal nome scelto come ragione sociale e, soprattutto, nella musica prodotta. Non fa eccezione Big Box Of Chocolates, seguito di quel Higher Point In Cliff Town che, seppur per certi versi immaturo, aveva già mietuto vittime. Nella nuova prova, i ragazzi di Liverpool hanno lavorato bene e, grazie a un lungo tour e allo stabilizzarsi degli equilibri interni, tirano fuori un disco compatto e diretto.

Probabilmente il risultato è dovuto alla capacità di parlare in maniera molto chiara di loro stessi e del loro quotidiano, cosa che si traduce in un sound rock e pop che ammicca all’indie anni Zero, ma che conserva anche radici salde in una tradizione alternative britannica mai accantonata. Bootcut Jimmy The G già dal titolo fa pensare ai Blur ma quando parte sembra di rivivere le atmosfere di Parklife; infatti quel brit-pop che traccia linee di contatto tra la band di Albarn (Sit Like Ravi) e i Supergrass dei Novanta è una delle direttive più chiare della cifra stilistica degli Hooton Tennis Club. Altra grande zona d’interferenza è quella che chiama in causa i Pavement, evidente nelle chitarre di Bad Dream e nei suoni sporchi di Statue Of The Great Woman I Know. Il quotidiano della band di Liverpool passa anche attraverso la BBC e Lauren Laverne, alla quale viene persino dedicata una canzone: «Lauren sends her love to lift my Monday blues, and now the news / All through the day she keeps me company», si ascolta in Lauren, I’m In Love!.

Un passo in avanti per gli Hooton Tennis Club, che con questo Big Box Of Chocolates maturano e affinano il sound personalizzando l’incontro tra brit-pop pre-anni Zero e alternative rock anglosassone in una visione spensierata del quotidiano.

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