Recensioni

6.8

Stavolta non sono salti di gioia, come titolava il suo ultimo album risalente a tre anni fa, ma altisonante è anche il nome di questo suo nuovo lavoro in cui si dichiara un tutt’uno con l’umanità. I’m People, dice Michael Carrington Taylor, e il senso è proprio quello dell’abbraccio, una stretta calda come la musica di questo geniale fricchettone della East Coast che sembra uscito da Easy Rider, la cui sigla è giunta al sedicesimo capitolo in studio, praticamente un disco all’anno a partire dal 2008 senza contare EP, pubblicazioni collaterali e soprattutto i live.

Proprio la dimensione dal vivo potrebbe essere un modo sensato per approcciarsi a Hiss Golden Messenger, perché sia che Taylor si trovi a suonare su un palco sia che stia incidendo in studio, la resa della sua musica non cambia, come dimostra anche questa ennesima fatica lunga, che restituisce lo stesso calore, la stessa presenza di una performance in presa diretta. Lui vive e respira musica, si nutre di essa, ed è probabile che macini idee anche nei momenti più impensati. La quantità porta qualità e lo dimostrano queste nuove dodici tracce, co-prodotte dall’autore insieme a Josh Kaufman, suo collaboratore di lunga data, e dallo stile fortemente improntato a folk, country, roots-rock e Americana, generi che evidentemente hanno ancora molto da offrire, se non si pretende di farsi sorprendere.

Voltarsi indietro all’età dell’oro dei classici può anche essere un modo per aprirsi nuove strade, o quantomeno riaprire al traffico vecchi tracciati. Quelli che hanno portato a I’m People sono passati per uno studio nei pressi di Woodstock (guarda il caso, a volte) ricavato all’interno di una chiesa sconsacrata. La trascendenza ce l’ha messa la musica, con una riverenza quasi religiosa per il canone di certo immaginario degli anni ’60 e ’70 che aveva tra i suoi epicentri Laurel Canyon, lo storico quartiere di Los Angeles culla della controcultura, e Muscle Shoals, località dell’Alabama da cui il leggendario Muscle Shoals sound. Quello che colpisce resta comunque la facilità con cui Taylor snocciola canzoni come grani di un rosario, altro che termine della musica ed esaurimento delle combinazioni di note: sarebbe come dire che non si può più dipingere quadri perché sono finiti i colori.

A questo giro la tavolozza di MC prevede anche spruzzate di blues, soul e psichedelia, per un lavoro che alterna sapientemente i registri. Si va da momenti ritmicamente sostenuti come l’opening In The Middle Of It, che sembra quasi un pezzo di Tom Petty cantato da Bob Dylan, o la perentoria Last Orders, dagli influssi Lynyrd Skynyrd, ad altri baldanzosi come la gospel-eggiante Who You Gonna Run To?, con infusioni pianistiche à la Billy Joel e possenza southern da Creedence Clearwater Revival, o l’ebbra Heavy World, che nei suoi aromi da post-sbornia rievoca quasi la otisredding-iana (Sittin’ On) The Dock Of The Bay. Ma non si possono non citare la title track, che monta imponente e corale configurandosi come uno dei momenti migliori del lotto, e passaggi più meditativi come la placida Mercy Avenue e la conclusiva Depends On The River. In definitiva I’m People è un’ulteriore conferma, semmai ve ne fosse bisogno, che Taylor, pur utilizzando un linguaggio d’antan, è uno dei più ispirati cantautori contemporanei.

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